Thanos Anastopoulos e Davide Del Degan parlano di L’ultima spiaggia

“Conoscevo questa spiaggia perché la mia compagna, che è triestina, la frequentava assieme a nostro figlio. Mi è sembrato un luogo bizzarro, abitato da un’umanità particolare, che si prestava a essere raccontato attraverso il cinema”. Così Thanos Anastopoulos presenta L’ultima spiaggia, il film codiretto con Davide Del degan, fuori concorso al festival di Cannes. Poi continua: “Questo luogo  mi ha fatto riflettere sulle divisioni, sui confini, sulle discriminazioni”. Anche Del Degan parla del suo rapporto con questo luogo: “Ho frequentato il Pedocin da bambino, con i miei nonni, con il privilegio, fino a 12 anni, di poter passare da una parte all’altra. Raccontare questo luogo, in certo modo sospeso nello spazio e nel tempo, è sempre stato il mio sogno”.

Tra i due cineasti c’è stata sin da subiito una comunanza d’intenti. “Siamo stati uniti – afferma Del Degan – da un approccio comune; ci stimolava infatti l’idea di avere due punti di vista simili, eppure diversi”. E Anastopoulos aggiunge: “Ci ha uniti il desiderio di osservare l’umanità che frequenta questa spiaggia e avevamo un’idea simile su come realizzare il film: girare sempre in due, niente interviste, non provocare nulla. Dovevamo stare lì e aspettare che succedesse qualcosa”.

Entrambi poi parlano del muro del Padocin. Per Del Degan “ha un che di paradossale, perché quel muro che divide, in realtà regala momenti di libertà. Chi lo frequenta si sente libero dal giudizio dell’altro sesso e può comportarsi come vuole”. E Anastopoulos conclude: “La spiaggia è un’eredità dell’impero austroungarico e per i triestini è un luogo identitario. Pensavo che questo sarebbe stato l’ultimo muro d’Europa, e invece oggi si innalzano nuove barriere”.