The Cleaners – Quello che i social non dicono, di H. Block e M. Reisewick

Cancella, ignora, cancella, ignora, cancella, ignora. Come un disco incantato sono queste le parole in loop che ritornano all’inizio di The Cleaners – Quello che i social non dicono. A pronunciarle sono dei ragazzi filippini, chiusi al buio in grattaceli da cui guardare il mondo, e dalle cui altitudini poter credere di saperlo governare, quel pianeta ai loro piedi.

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L’alternativa era continuare a rovistare nelle discariche a cielo aperto di Manila, campare di espedienti, vivere col terrore di non sapere cosa mangiare a fine giornata o, peggio ancora, mettersi a spacciare Shaboo col rischio che qualche sicario, col benestare del governo, ti faccia secco in qualsiasi momento

Allora quella di lavorare per delle dot company diventa un’occasione irrinunciabile. Un El Dorado. Il fine poi è persino molto nobile, bisogna ripulire i social da tutti quei video, foto e post violenti, che potrebbero turbare le coscienze degli utenti.

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Sin dalle scene iniziali girate dal duo Hans Block e Moritz Reisewick è subito chiaro che The Cleaners non è un documentario rassicurante. Il montaggio delle prime sequenze mette insieme carrelli a seguire personaggi che camminano di spalle e comizi di Donald Trump in cui candidamente afferma: «Se non fosse per i social media non avrei potuto informare le persone e probabilmente oggi non sarei potuto essere qui».
E ciò già basterebbe. Basterebbe riflettere sulle illusioni messe in ballo dalla democrazia del televoto, o sul fatto che quella presunta necessità di raccontare “le cose come stanno veramente”, senza una mediazione, senza alcun contraddittorio giornalistico, è stata il volano verso nuove forme di potere tutt’altro che rassicuranti.

Invece no. The Cleaners non si ferma a questa chiave di lettura per proporre dell’altro, per riesumare il sommerso.
“Future is bright”, recitava uno spot di Black Mirror. Quella frase era il commento ad un’immagine in cui un bambino, solo al buio, veniva illuminato dalla luce algida generata dallo schermo di uno smartphone.

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Block e Reisewick riprendono quella suggestione per raccontare la storia di questi individui rimasti soli, ingabbiati in una prigione virtuale di 25 mila foto giornaliere da dover setacciare con cibernetica efficacia.

Del resto il computer è pur sempre un cretino ad alta velocità. Ma allora perché non schiavizzare individui in carne ed ossa, oltretutto capaci di fare delle scelte, ma allo stesso tempo stacanovisti quasi come un bot? 

Tutto in The Cleaners si riduce alla drammatica scelta tra sì e no, tra cancella ed ignora, tra zero ed uno. I diritti degli esseri umani sacrificati sull’altare del profitto. I social media diventano sovrastrutture decisamente più potenti dei mai così minuscoli Stati di diritto ed intanto la nuova classe politica sembra sempre più simile ad una frotta confusa di influencer.

La testa di quei ragazzi raccattati dalla strada si impregna di immagini violente, assorbe ogni tipo di crudeltà e rende impossibile ogni tipo di relazione affettiva con il prossimo.
Ciò che era stato concepito per unire, per rendere vicini, non sembra altro che un efficacissimo strumento divisorio.
Tanto forte il silenzio in The Cleaners, che quasi sembra di sentire la voce campionata di Stephen Hawking in un pezzo dei Pink Floyd di qualche anno fa.

Quel pezzo recitava: “All we need to do is make sure we keep talking!”

 

 

Titolo originale: The cleaners
Regia: Hans Block e Moritz Reisewick

Origine: Germania, Brasile, Italia, 2018
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 88′