The Dissident, di Bryan Fogel

Dopo il premio Oscar vinto con Icarus, Bryan Fogel torna con un documentario dallo spirito attivista, raccontando l’omicidio di Stato del giornalista saudita Jamal Khashoggi. In streaming su MioCinema

Una delle caratteristiche che più facilmente saltano all’occhio di Icarus, documentario di Bryan Fogel vincitore del Premio Oscar e precedente a questo The Dissident, è il suo essere totalmente schiacciato sul presente. Il racconto del doping di stato russo è una continua scoperta, fatta ed esperita, nel segno di un’immediatezza che genera una vicinanza umana genuina tra il regista e il suo testimone, che il regista non condanna come il meccanismo in cui era inserito. Nel nuovo documentario di Fogel, disponibile su MioCinema, questa complicità non è possibile, tutto è già accaduto o accadrà: Jamal Khashoggi, giornalista e dissidente saudita è morto il 2 ottobre 2018, fatto a pezzi nel consolato dell’Arabia Saudita dove si era recato per raccogliere i documenti necessari per sposarsi.

Per formulare il suo j’accuse estetico, The Dissident si preoccupa innanzitutto di attraversare la distesa stagnante di fango e fake news legate al giornalista e al suo omicidio. Khashoggi, infatti, era molto vicino alla stretta cerchia del potere monarchico, a conduzione strettamente familiare che, con l’ascesa del principe Mohamed bin Salman, ha accostato alla forza economica del petrolio quella dell’immagine. Per accrescere la propria influenza nei giochi di palazzo e quella dell’Arabia Saudita nello scacchiere geopolitico, il principe ha avviato una modernizzazione di facciata, sotto la quale i germi dell’autoritarismo sono cresciuti numerosi. I vincoli già stretti per il giornalismo diventano ancor più soffocanti, fino a quando bin Salman avvia una vera e propria purga delle voci fuori dal coro. Khashoggi, fino a quel momento inviso alla monarchia, si sente in pericolo e scappa negli USA, costretto a lasciarsi tutto alle spalle, compresi moglie e figli.

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La ricostruzione del passato di Khashoggi ne rimette in piedi la statura morale e umana, sia ricercandone la presenza nell’immaginario sia parlando con chi gli era vicino. Tanto le immagini d’archivio e i suoi post sui social network quanto le parole di chi gli era vicino, ne segnalano comunque una pesante assenza. Due vuoti che messi uno di fronte all’altro, trasmettono con forza e con estremo calore le difficoltà e la solitudine di un uomo che non ha mai smesso di combattere per il suo paese, nonostante l’esercito di profili falsi creati dal regime saudita per screditarlo in rete, come le voci di presunte simpatie del giornalista per al Qaeda. Il digitale era divenuto il suo principale campo di battaglia insieme all’inchiostro sulle pagine del Washington Post.

Sottraendo l’umanità di Khashoggi e dei suoi amici e colleghi, primi fra tutti la fidanzata Hatice e il dissidente Abdullaziz, agli ingranaggi del sistema corrotto che l’attanaglia, Fogel riesce a trasformare una storia particolare in un monito universale. Diretto alle autorità, mai come in questo caso colluse o tuttalpiù impotenti di fronte al potere economico saudita, preferito di gran lunga anche dai nostri politicanti alla morale. Ma anche per lo stesso spettatore, al quale viene dimostrato quanto la rete possa influenzare le dinamiche di potere, riprendendo traiettorie già esplorate in documentari come Zero Days di Alex Gibney, qui riportate a un attivismo peer to peer. Questa fiducia in un potere dal basso, popolare, può sembrare una nota naif, ma è lo spiraglio di luce nel quale Fogel depone la speranza del rischiaramento di una realtà cupa.

Così, la potenza viscerale e archetipica di una promessa sposa che aspetterà inutilmente il suo amato diventa la molla emozionale che carica la reazione dello spettatore, che scatta quando, prima dei titoli di coda, compare il link al sito del film, contenente petizioni e appelli. Uno sguardo genuinamente impegnato, non esente da ambiguità, come la presenza, moralmente opaca, dell’ex CEO di Amazon Jeff Bezos, sulle quali la sincerità del regista invoglia, se non a ignorarle, almeno a trattarle con maggior indulgenza.

Titolo originale: id.
Regia: Bryan Fogel
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 119
Origine: USA, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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