The English Teacher, di Craig Zisk

Anno dopo anno l'high school si conferma un'inesauribile fonte di trovate per la commedia americana. Microcosmo dotato di un rigido e gerarchico sistema di caste – gli sportivi e le cheerleader, i nerd, i bulli, gli artisti, i fattoni – offre lo scenario ideale per romanzi di formazione che spaziano dallo slapstick al dramma, risultando nelle giuste mani sempre e comunque affascinante e credibile. Come se agisse su un nervo sempre scoperto del suo pubblico, riportandolo alle insicurezze della pubertà.

 

---------------- inserzione pubblicitaria ---------------
----------------------------------------------------------------

Gli sceneggiatori Stacy e Dan Chariton prendono di fatto una formula già ampiamente sfruttata come quella del "make over" della protagonista, della trasformazione da "sfigata" in "reginetta del ballo", trasponendolo dalla teenager timida all'attempata professoressa d'inglese, zitella pur piacente rimasta a guardare la vita da dietro la cattedra. E per raddoppiare la posta inseriscono un testo nel testo, dall'emblematico titolo "La crisalide",  pièce di un suo talentuoso ex studente, dalla precoce e fallimentare carriera newyorkese, che la professoressa farà di tutto per portare in scena.

 

Meno semplice di quanto possa apparire a un primo sguardo, The English Teacher  trova proprio nella sceneggiatura della coppia proveniente dal mondo del fumetto il suo punto di forza. Perché se da un lato il testo si appoggia comodamente sulla maggior parte degli stereotipi della commedia liceale, dall'altro si coglie un respiro autenticamente indie nel raccontare il disorientamento di questi anni, la paura feroce di diventare o essere già diventati dei loser, destinati a una banale esistenza di provincia, "a 6 km di curve dalla vita", come cantava Samuele Bersani. 

---------------- inserzione pubblicitaria ---------------

---------------------------------------------------------------
Ed è questa inquietudine di fondo a rivitalizzare un film altrimenti scontato in cui, spiace dirlo, la Linda Sinclair di Julianne Moore, non esce benissimo proprio per l'interpretazione a tratti caricaturale dell'attrice, così lontana dalle performance sorprendenti degli anni Novanta. Risollevata da qualche film forte (The kids are alright, o l'imminente Maps to the stars), negli ultimi anni la rossa scoperta da Robert Altman e amata da Todd Haynes e Paul Thomas Anderson sembra aver intrapreso un percorso attoriale inverso a quello di un Matthew Mc Conaughey, dedicandosi a un cinema disimpegnato che non le giova.

Quello di Linda è un personaggio chiaramente ispirato sulla carta alle eroine austeniane, una Emma alle prese con realizzazioni professionali prima che sentimentali, ma che, nascosto dietro imbrobabili Rayban trasparenti ed eccessiva goffaggine – salvo, appunto il telefonatissimo makeover finale – finisce per cadere nella macchietta, mentre emergono i comprimari Nathan Lane, deliziosamente sopra le righe, il garbato Greg Kinnear e Michael Angarano, che tiene in bilico il suo personaggio tra talento inespresso e ragazzino viziato. 

 

 

Titolo originale: id
Regia: Craig Zisk
 
Interpreti: Julianne Moore, Michael Angarano, Greg Kinnear, Lily Collins, Nathan Lane
Origine: Usa, 2014
Distribuzione: Adler Entertainment
Durata: 93'