"The Fast and the Furious: Tokyo Drift", di Justin Lin

Si sente la presenza del marchio di fabbrica produttivo di Neal H. Moritz e la vicenda, nella sua linearità, appare a volte troppo schematica. Eppure questo terzo capitolo ha delle improvvise accensioni, presenti soprattutto nel modo in cui viene mostrata la tecnica del "drifting", vera e propria danza ritmica con le sonorità del rombo dei motori

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Può apparire sbrigativo e ingeneroso liquidare questo terzo capitolo di The Fast and the Furious dopo i vibranti film di Rob Cohen e John Singleton. In Fast and Furious si respirava adrenalina pura e si percepiva nello sguardo di Cohen l'ebbrezza nel filmare la velocità. 2 Fast 2 Furious si spostava invece nelle zone di un moderno noir nella vicenda di riciclaggio di denaro sporco. The Fast and the Furious: Tokyo Drift sposta il luogo dell'azione nella metropoli giapponese (dopo Los Angeles di Fast and Furious e Miami di 2 Fast 2 Furious tranne la parte iniziale ambientata negli Stati Uniti in cui il protagonista Sean (Lucas Black) sfida in una corsa un coetaneo quaterback del liceo. Entrambi poi hanno un incidente e vengono fermati dalla polizia. Per Sean non è la prima volta. Così, per evitare di finire in prigione, il ragazzo è costretto a trasferirsi in Giappone per vivere con il padre, un severo militare. Ma anche a Tokyo il giovane si mette nei guai sfidando D.K. (Brian Tee), un campione del posto legato alla yakuza. Riesce però ad ottenere l'amicizia e la protezione di Han (Sung Kang), un altro espatriato, e di Twinky (il cantante Bow Wow). Inoltre s'innamora di Neela (Nathalie Kelly), la ragazza di D.K.

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Certamente in The Fast and the Furious: Tokyo Drift si sente ormai la presenza del marchio di fabbrica produttivo di Neal H. Moritz, nel modo in cui vengono rappresentati gli ambienti delle corse clandestine e in cui sono inquadrate le auto e anche nel ritmo forsennato e nelle immagini da videoclip. Per il resto la vicenda ha una linearità anche fin troppo semplicistica. Tuttavia la pellicole di Justin Lin ha delle improvvise accensioni. Innanzitutto il cineasta di origine taiwanese, al suo terzo lungometraggio dopo l'apprezzato esordio di Better Luck Tomorrow seguito da Annapolis, filma i movimenti dentro Tokyo quasi con la tecnica da 'cineasta indipendente' utilizzando la camera a spalla. E' così che lo spazio metropolitano appare luccicante, circondato dalle luci al neon della metropoli che viene mostrata in una struttura quasi labirintica. Inoltre le scene migliori del film sono invece localizzate in un altro spazio, quello delle strade di montagna in cui Lin mostra la tecnica di guida del drifting, che consiste nella capacità di mantenere il controllo delle auto soprattutto dopo ogni curva e che è stata inventata proprio su queste piste tortuose e ventose. Queste sequenze appaiono come una specie di danza ritmica dove le sonorità sono quelle del rombo dei motori. Lin firma queste gare proprio con la stessa consistenza delle sparatorie nei film western o dei duelli in quelli di 'cappa e spada'. Alla fine The Fast and the Furious: Tokyo Drift non ha magari quegli intensi disorientamenti di Mission: Impossble III ma possiede delle accelerazioni improvvise, come quella del finale in cui compare il fantasma di Vin Diesel che sfida Sean. Il protagonista Lucas Black si era già visto in Jarhead di Sam Mendes. Nel cast c'è però da segnalare soprattutto la presenza di JJ Sonny Chiba nel ruolo del boss Kamata, una delle star giapponesi più famose degli ultimi 30 anni che è stato anche Hattori Hanzo in Kill Bill Vol. 1 di Tarantino.


 


Titolo originale: id.


Regia: Justin Lin


Interpreti: Lucas Black, Bow Wow, Nathalie Kelley, Brian Tee, Sung Kang, JJ Sonny Chiba


Distribuzione: U.I.P.


Durata: 104'


Origine: Usa, 2006

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