“The Five Year Engagement”, di Nicholas Stoller

the five year engagementUna storia d’amore a prova bomba, Tom e Violet. Perfetti l’uno per l’altra. O meglio, quasi… Sì, perchè per quanto Violet, dal suo banco di dottoranda in psicologia, si ostini a credere che nella storia di una ciambella sia possibile decifrare quella cosa così complicata che è la realtà emotiva dell’essere umano, alla fine nella vita e soprattutto in amore non ha alcuna importanza che la ciambella esca con il buco o che sia del giorno prima. L’unica cosa che conta è il sapore, chi meglio di uno chef talentuoso come Tom può saperlo? Tanto vale allora ascoltare Suzie, la sorella un po’ sconclusionata ma sicuramente più viva, che con la voce di Elmo (un richiamo a I Muppet?) dice a Violet di buttarsi e dare finalmente un morso, usando quella terminologia culinaria alla quale Nicholas Stoller attinge per stemperare i momenti più drammatici di questa magnifica commedia romantica.
 
Insieme all’ormai immancabile scrittura di Segel, Nicholas Stoller firma il suo film più maturo e più intimo, dove gli eroi sghembi del suo cinema, quei trentenni perennemente incerti e frastornati, fracassoni e pericolanti, sballottati qua e là nella loro debolezza da un destino che continuano a subire senza riuscire a reagire (una scena su tutte, l’abbrutimento di Tom, l’eterno fidanzato senza arte né parte che finisce con tanto di barba incolta e una morbosa ossessione per la caccia), si fanno più profondi, più malinconici, come se fosse giunto il momento di andare oltre il personaggio per mettersi in gioco fino in fondo, costi quel che costi, perché alla fine è questo il significato del diventare adulti, per quanto uno tenti di sfuggire e rimandare l’incontro con la vita.
 
the five year engagementC’è un motivo ritornante nell’ultimo film di una delle più promettenti leve della scuola Apatow. E’ il primo incontro che i promessi sposi di Stoller continuano a ricordare, sin dalle battute d’apertura di The five year engagement, quando su un balcone che si affaccia su San Francisco Tom chiede a Violet di diventare sua moglie. Un primo incontro sempre più lontano, mentre la vita gioca i suoi scorrettissimi tiri alle storie d’amore. E quella sera di Capodanno, con un Jason Segel che deve conquistare la sua principessa Emily Blunt, come ne I fantastici viaggi di Gulliver, e che continua a fare del costume da Super Bunny la sua vera pelle, ovvero quella armata dei superpoteri di un adulto troppo poco cresciuto e incurabilmente sentimentale, che nel suo enorme corpaccione nasconde un animo quasi femminile (“mi hai reso la ragazza più contenta del mondo”, Tom dice a Violet), non è altro che la reminiscenza della storia d’amore che il Cinema continua a raccontare. La reminiscenza di qualcosa di miracoloso, l’immagine sfuggente di quell’eternità che attraversa ogni presente senza appartenere a nessuno di essi. Del resto, come ci aveva già mostrato Ivan Reitman, l’amore è una storia che non può essere raccontata una volta per tutte proprio perchè si tratta di una storia senza fine. Stoller lo sa bene, per questo The five year engagement rimane magnificamente aperto. I titoli di coda impressi sulle partecipazioni del matrimonio non sono forse l’inizio di un film che deve essere ancora girato? Alla fine, come dice Badiou, il cinema e l’amore fanno la medesima promessa, la promessa del perdurare del miracolo.
 
 

 

Titolo originale: id.
Regia: Nicholas Stoller
Interpreti: Jason Siegel, Emily Blunt, Alison Brie, Rhys Ifans, Chris Pratt, Kevin Hart, Mindy Kaling
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 124’
Origine: USA, 2012