The Gray Man, di Anthony e Joe Russo

Punta alla sintesi del cinema action mirando dritto all’obiettivo. Gli manca l’ironia che cerca con troppa insistenza ma è teso, avvincente e trova frammenti di un (im)probabile mélo.

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Basta solo tutta la sequenza dell’esplosione dell’appartamento e l’inseguimento per le strade di Praga per dimostrare come i fratelli Russo puntano alla sintesi del cinema action. Non ci sono i supereroi della Marvel ma The Gray Man, pur essendo tratto sul romanzo omonimo di Mark Greaney del 2009, mantiene l’identità del cinecomic come dimostrano anche i titoli di coda dove i corpi dei protagonisti, mentre compaiono i nomi degli attori, sono mostrati come delle statue, quasi degli dei, definitivamente immobilizzati dopo essere stati al centro di una forsennata azione in tutti gli angoli del mondo. Come la saga di 007, spazio e tempo sono dipendenti l’uno dall’altro. Da qui entra in gioco anche un altro volto di The Gray Man, che è quello del film di caccia al centro di una spy-story dove non c’è la fisicità del ciclo su Jason Bourne ma che incrocia, magari estremizzandole, delle forme del cinema statunitense degli anni ’70. Anche Court Gentry, alias Sierra Six, lotta per la sopravvivenza come il dipendente dei servizi segreti americani interpretato da Robert Reford in I tre giorni del Condor. Ryan Gosling è una macchina da guerra che, rispetto alla disperazione del protagonista interpretato da Tom Holland in Cherry – Innocenza perduta (realizzato anche questo nel 2021) sembra avere un cuore d’acciaio.

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Sierra Six è nato nel 1980. Proprio come Ryan Gosling. Nel 2003 si trova in una prigione di stato della Florida. Grazie a Fitzroy, esce di galera e diventa un operativo della CIA. Agisce sotto copertura e si occupa di fare il lavoro sporco. Diciotto anni dopo non è più un mercenario ma un agente altamente qualificato. La situazione però ora è cambiata. Nell’agenzia il potere è stato preso da David Carmichael che assegna a Court la missione di far fuori Sierra Four che gli consegna una chiavetta USB con delle informazioni compromettenti. Da quel momento la vita di Sierra Six è appesa a un filo e, per eliminarlo, viene chiamato lo psicopatico Lloyd Hansen che spesso ama torturare le sue vittime per farle confessare.

 

The Gray Man è costato circa 200 milioni di dollari ed è, al momento, è il film più costoso di Netflix. I fratelli Russo accumulano l’azione senza avere l’invidiabile lucidità di degli Avengers più belli di sempre (Infinity War ed Endgame), ma hanno saputo sfruttare il budget a loro disposizione con un film spesso teso e avvincente come nella sequenza iniziale del Capodanno a Bangkok o lo scontro in cielo mentre si deve aprire il paracadute. Certo, The Gray Man, non ha soste, va avanti per conto suo fino allo sfinimento e non riserva sorprese. Come spesso avviene nel cinema di Anthony e Joe Russo, lo spettatore sa già cosa vedrà però è frequentemente attraente come lo mostra. Gli manca l’ironia e a volte la cerca con un po’ troppa insistenza soprattutto attraverso la figura di Chris Evans, mutazione di Capitan America in un vilain senza morale, tutto istinto, con un solo obiettivo in testa. Oppure prova a trovarla attraverso la strada, sempre tortuosa dei dialoghi. “Sei ferito?” – “Il mio ego è un po’ ammaccato”. Ci sono forse nella sceneggiatura delle tracce post-noir volutamente esibite per mostrare il cinismo dei suoi (super)eroi dove la vita e la morte sono la stessa cosa. Però poi entrano in gioco delle improvvise deviazioni come nel legame che s’instaura tra Sierra Six e Claire, la nipote di Fitzroy (un grande Billy Bob Thornton). Nel momento in cui le dice di mettersi i tappi per l’orecchie o di ascoltare un disco a tutto volume, trova uno squarcio che sembra uscire da un  action-mélo di John Woo. Del resto, alla fine, “è solo un giovedì come un altro”.

 

Titolo originale: id.
Regia: Anthony e Joe Russo
Interpreti: Ryan Gosling, Chris Evans, Ana de Armas, Jessica Henwick, Wagner Moura, Billy Bob Thornton, Alfre Woodard, Julia Butters, Callan Mulvey, Dhanush
Distribuzione: Netflix
Durata: 122′
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7
Sending
Il voto dei lettori
3.43 (7 voti)
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