"The Horsemen", di Jonas Akerlund

the horsemen

Ciò che visivamente riesce e convince, grazie anche ad  una firma come quella di Micheal Bay alla produzione, sono le scene del crimine, la visione della violenza, il quadro filmico. Ma l'intreccio è debole e la rivelazione finale fin troppo tirata, là dove le colpe dei padri ricadono sui figli.

the horsemenI Cavalieri dell'Apocalisse si abbattono sulla gelida cittadina di Winnipeg, e il sangue di orribili omicidi  perpretati con la tecnica arcaica e rituale della sospensione dei corpi, scorre tra le strade. Che la fine del mondo sia alle porte? A cercare di mettere insieme i tasselli di questo complicato puzzle composto di atroci corpi devastati e enigmatiche frasi insanguinate lasciate dai seguaci dell'antica profezia biblica è incaricato il detective Aidan Breslin (uno spigoloso e cupo Dennis Quaid – Wyatt Earp, Traffic, Lontano dal Paradiso). Fin dalle prime inquadrature questo thriller dalle sfumature gotiche evoca le atmosfere rarefatte di altre pellicole, in modo esplicito Se7en di Fincher (l'impermeabile di pelle di Quaid è un dèjàvu formidabile). Ma quando il racconto inizia a prendere forma quelli che potevano apparire dei punti di contatto sembravo svanire. O meglio il film di Jonas Akerlund, esordio nel cinema nel 2002 con Spun, ma con alle spalle una formidabile carriera di autore e montatore di video clip tra i tanti "Smack My bitch up" dei Prodigy, decide di svilupparsi autonomamente. E così emerge sempre di più il vero protagonista del film, la tragedia shakesperiana della famiglia.  Quella devastata dalla perdita della moglie/madre di Breslin, i suoi due figli Alex e Sean messi in secondo piano rispetto al  lavoro. E quella ancora più problematica dell'enigmatica Kristin Spitz (Zhang Ziyi – 2046, Memorie di una geisha) figlia adottiva di una delle vittime dei Cavalieri. Dal fondale di un cinema prettamente visivo, nella composizione delle inquadrature e nel montaggio, emergono i lampi di una società corrotta, dove l'assenza e l'egoismo dei padri diventano la matrice originale del male purificatore dei vendicativi  Cavalieri. Akerlund interpreta a suo modo questi elementi cercando di realizzare una partitura equilibrata, ma in molti punti la complessità del racconto diventa una variabile difficile da controllare. Ciò che visivamente riesce e convince, grazie anche ad  una firma come quella di Micheal Bay alla produzione, sono scene le scene del crimine, con accenti in stile CSI, l'esplosione della violenza, il quadro filmico. Ma l'intreccio è debole e la rivelazione finale fin troppo tirata, là dove le colpe dei padri ricadono sui figli. I cavalieri zoppicano, forse un pò troppo.

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Titolo originale: id.
Regia: Jonas Akerlund
Interpreti: Dennis Quaid, Ziyi Zhang, Lou Taylor Pucci, Liam James, Peter Stormare
Distribuzione: Moviemax
Durata: 110’
Origine: Usa, 2008

 
 

 

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