The Innocents, di Eskil Vogt

Un horror norvegese minimale e sofisticato, che gioca a scoprire il male nella mente di un gruppo di bambini con poteri extrasensoriali. Presentato a Un Certain Regard a Cannes e al Noir in Festival

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La capacità di inquietare aumenta se il Male arriva da una fonte inaspettata, quando prende ad esempio le sembianze di un bambino innocente o è rivolto verso gli indifesi. Questo perché presuppone un grado di corruzione inimmaginabile, perde ogni giustificazione e la cattiveria tocca una purezza incontaminata. Eskil Vogt nel suo secondo lavoro da regista, infatti è conosciuto soprattutto come sceneggiatore di Joachim Trier tra cui l’ultimo La persona peggiore del mondo, dimostra di conoscere perfettamente le regole della paura e rende l’omaggio al capolavoro di Jack Clayton, con il titolo omonimo The Innocents, mentre quello originale norvegese è De uskyldige, meritevole di grande attenzione. Proiettato in anteprima nella sezione un Certain regard del Festival di Cannes, il film è ambientato in una luminosa estate norvegese, dentro un complesso residenziale non troppo elegante. Qualcosa di malvagio si agita nell’aria, di invisibile e pericoloso, come evaporasse dalle palazzine fredde e lineari del complesso, un’entità di un metaverso maledetto, capace di impossessarsi della mente dei più piccoli, lasciando i genitori completamente ignari. Al centro della storia ci sono difatti quattro ragazzini, Anna, la più grande, affetta da autismo, la sua biondissima sorellina Ida, non troppo ben disposta con la sua malattia, e poi Ben e Aisha, entrambi figli di immigrati. Tutti loro sono in possesso di eccezionali poteri ESP, telepatia, chiaroveggenza o precognizione, in maniera non consapevole.

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La trama si sviluppa così proprio in direzione della loro scoperta, che in Ben, capace addirittura di provocare allucinazioni al pari di un maestro della notte, diventa un impulso irresistibile a compiere cattive azioni, non senza una vena di sadismo, e trasforma una possibile amicizia in antagonismo. Fuori da quel cerchio ci sono i parenti, assenti, lontani, sempre sorpresi o all’oscuro o increduli del fatto compiuto. In quella distanza nasce l’incubo, e cresce inascoltato, riflette l’indifferenza e la distrazione, eppure coltiva un dubbio irrazionale anche in presenza di una spiegazione logica, lascia esterrefatti. Mentre trova ascolto nella solidarietà, e nel gruppo e nella tolleranza vede il modo di affrontare i problemi, lì dove gli esclusi dallo sguardo vedono le ombre. Tranne minimi accenni, sufficienti massimo per un dispetto che non per una vendetta, manca infatti un vero e proprio oggetto traumatico, o magari è ben nascosto, e l’odio sembra originato piuttosto da una presenza impalpabile ed il frutto malato della possessione. Tutto è abbandonato nel tempo limpido del cielo, i paesaggi privi della linea di orizzonte, i campetti da calcio nel cemento della periferia, il bosco limitrofo, e tutto respira sulle note di una colonna sonora elettronica sottile e nervosa attaccata alla pelle, priva di acuti, riservati alle immagini. In quel mistero risiede probabilmente il fascino del film, nella capacità di seguire le visioni e poi deviare in un’altra direzione, cancellando la tracce e i ricordi nell’adesione ad un corpo infantile, lasciando spazio soltanto a soluzioni immediate. E nelle illusioni raccapriccianti il comando operativo per reagire a qualcosa di incomprensibile dove la realtà somiglia ad un teatro dell’assurdo. Ma forse è proprio quell’indolenza ambientale il limite, un malessere sconosciuto, e l’emarginazione tale da distorcere un carattere immacolato fino a renderlo simile ad un demonio.

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Titolo originale: De uskyldige
Regia: Eskil Vogt
Interpreti: Rakel Lenora Fløttum, Alva Brynsmo Ramstad, Sam Ashraf, Mina Yasmin Bremseth Asheim, Ellen Dorrit Petersen
Durata: 117′
Origine: Norvegia, Svezia, Francia 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
Sending
Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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