The Interview, di Seth Rogen ed Evan Goldberg

The InterviewCi sono film che arrivano al momento giusto e nel “modo” giusto. The Interview è uno di questi. È un capolavoro dei nostri tempi, una satira pazzesca che racconta i giochi della politica e dell’informazione con una comicità dissacrante, anarchica, sfrontatamente cinefila. Difficile parlare del film di Seth Rogen e Evan Goldberg senza raccontare le vicissitudini che hanno accompagnato la sua lavorazione e distribuzione: le accuse provenienti dalla Corea del Nord ancor prima che la postproduzione fosse conclusa, l’attacco informatico di alcuni hacker nei confronti della Sony Pictures per impedirne l’uscita  (minaccia reale o trovata pubblicitaria?), l’idea di promuovere l’opera direttamente in rete a pagamento, di distribuirlo negli Stati Uniti in sole 200 sale indipendenti e infine il notevole successo con i 36 milioni di dollari incassati in pochi giorni. Insomma di materiale per una riflessione sulle dinamiche di marketing e sulla rinnovata potenza della libertà d’espressione ce ne sarebbe a prescindere dai meriti del film. Il punto però è che The Interview è un'opera enorme anche senza tutto questo contesto spettacolare. Ebbene ne abbiamo già parlato e continueremo a farlo. Da questo film-evento ripartiamo in questi giorni con uno speciale liberatorio. Un atto d'amore nei confronti del genio e del divertimento.

Abbiamo una trasmissione televisiva di successo, che specula sui segreti inconfessati delle star di Hollywood e dintorni. Il conduttore è l'irrefrenabile Dave Skylark coadiuvato dal produttore Aaron Rappaport. Il talk show ha successo, ma forse i due hanno bisogno di un soggetto nuovo, di una puntata che certifichi la loro fama agli occhi di un giornalismo che li considera spazzatura. Perchè allora non provare a intervistare il dittatore più pericoloso del mondo? Arrivano così a ottenere un appuntamento con Kim Jong-un, il presidente della Corea del Nord. La faccenda si complica quando la Cia chiede ai due di uccidere il politico.

Ritmi serratissimi con dialoghi allucinati, verbosità scatologiche, spasso politically uncorrect. E' il marchio di fabbrica degli autori, che mai come in questo caso agiscono sulla loro icona affidandosi all'autoironia. Se Skylark/Franco è il giullare "promiscuo" pronto a sfruttare ogni occasione per prendersi l'immagine, Rogen è l'uomo del set impacciato, ma pronto a farsi mangiare la mano dai coreani pur di difendere la sua intervista e le sue inquadrature.

Di fatto, a scapito della sua apparente ambizione, la storia è pienamente coerente con la poetica privata di Rogen e Goldberg. È ancora una volta una mera questione di amicizia e di tradimento. Il rapporto tra Skylark e Rappaport e la fedeltà alla bandiera vengono minacciati dal carisma di Kim Jong-un, per poi risollevarsi, portare a termine la missione senza seguire The Interviewgli schemi concordati con la Cia e disegnare un improbabile colpo di stato (dis)organizzato, tra festini privati, colpi di fucile, dirette Tv, soldatesse sexy e capi di stato con il complesso di Edipo che hanno un debole per la musica di Kate Perry. Il delirio è totale: la Corea a un certo punto gioca a mimetizzarsi con l’America, si inventa supermarket dipinti, musica assordante, cocktail e bambini obesi per certificare agli occhi di Skylark lo stato di salute della misteriosa nazione che tutto il mondo odia. E gli Stati Uniti? Assoldano due showman e non trovano di meglio da fare che giustiziare l'antagonista come neanche fossimo in piena Guerra Fredda anni '50. Nella crisi economica e politica contemporanea gli USA non possono far altro che perfezionare la loro ossessione per lo spettacolo. Il make-up gli riesce bene e così la tv e i suoi conduttori/registi diventano l’unica soluzione possibile. Lo spettacolo alimenta “solo” altro spettacolo. La commedia diventa action, la gag omossessuali fanno a braccio di ferro con quelle etero mentre James Franco attraversa il film come un joker senza freni, attentando ai suoi ultimi residui divistici e sfornando una performance da cartoon che farebbe impallidire il giovane Nicholson. Tra pubblico e privato, come nella miglior tradizione del duo Rogen-Goldberg e meno cupo del precedente e altrettanto folle This is the End di cui The Interview è quasi una lussuosa rivisitazione, con il dittatore coreano a rappresentare l’apocalisse di una missione impossibile e tappa per accedere a una redenzione che non si consumerà in Paradiso ma nella gloria di un ritorno a casa, sotto i riflettori e con la battuta giusta per uscire di scena.
Con le risate seppelliremo i mediocri.