"The Iron Lady", di Phyllida Lloyd

..When england was the whore of the world

Margaret was her madam
And the future looked as bright and as clear as
The black tarmacadam
Well I hope that she sleeps well at night, isn’t
Haunted by every tiny detail
’cos when she held that lovely face in her hands
All she thought of was betrayal..

 

Sono alcuni versi della struggente  ballata 'Tramp the dirt down' che il 'bad boy' di Liverpool, Elvis Costello, dedicò in passato all'ex primo ministro Margarer Thatcher. Una delle tante canzoni di protesta che hanno accompagnato gli anni di governo della Lady di ferro. Il presagio (sperato) della lirica di Costello si è magicamente avverato in un sottile 'file rouge' nel film Iron Lady firmato da Phyllida Lloyd (Mamma mia) con protagonista assoluta, nei panni di una matura Margaret Thatcher il premio Oscar Meryl Streep (pretendente anche alla statuetta del 2012). Siamo a pochi anni dalla morte del marito Denis Thatcher, inseparabile compagno nella vita coniugale e consigliere in quella politica. L'ex primo ministro britannico ormai fa una vita ritirata, è una rispettabile signora ottantenne alle prese con una confusione senile che le fa sognare a occhi aperti di avere ancora accanto il marito. Di nuovo 'Hunted by every tiny detail'. Aveva ragione da vendere il menestrello del mitico Cavern?.


Forse. Perchè sono i fantasmi a dominare questo biopic sulla vita della Thatcher. Dove ogni segno del passato, ognipiccola scheggia di una vita che ha fatto la storia di un bel pezzo del '900, rimergono negli 'eyes wide shut' della frastornata e fragile baronessa. Così sul grande schermo passano gli anni della gioventù, la scalata al successo del partito conservatore. La battaglia personale contro la misoginia dei colleghi. L'amore e i figli. La prima elezione in Parlamento.

In un cocktail orchestrato come un piacevole  sceneggiato televisivo (sia chiaro meglio del recente Anita passato sulla Rai, ma decisamente inferiore a The Queen, o lontano dalle vette di J.Edgar o dalla prova sottovalutata del The Kennedys), che costruisce per bene le fondamenta del mito. Ci fa entrare dalla porta principale per accomodarci nel salotto buono e magari offrirci pure un Martini. Ma subito qualcosa stona, l'atmosfera diventa pesante, l'aria irrespirabile. Iniziamo ad essere insofferenti. E quel comodo cuscino su cui abbiamo poggiato il sedere vorremmo lanciarlo via. Solo una insuperabile Meryl Strep riesce a tenere in piedi questo imponente moloch. E a farci desistere in tempo prima di rompere la credenza. Anche se mostruosamente fotografata in centinaia di primi piani. Iron Lady  è un interno borghese polveroso rivisto da un brillante e ricercato architetto come Abi Morgan (Shame). A chi guarda al sodo risultata sempre poco ospitale.

..When england was the whore of the world Margaret was her madam..Alla voce di Costello si sarebbe unito l'urlo di vendetta della 'Mano di dio' del numero 10 più amato di sempre, Diego Armando Maradona. Che c'entra? Beh, nel 1986 il 'Pibe de oro' si prese una bella rivinciata sulla guerra lampo voluta e vinta dalla Thatcher che rimise con la forza la bandiera di sua Maestà su quel pezzetto di terra in fondo alle americhe: le Falkland per gli inglesi o le Malvinas per gli argentini. Il gol più bello e quello più furbo della storia del calcio messo a segno quattro anni dopo all'odiata Inghiterra nei mondiale del Messico. Ebbene nel film la storia delle Falkland è davvero quella più retorica del biopic della Lady di Ferro. Dove la scrittura rasenta l'esegesi dell'orgoglio 'british' e in alcuni momenti eccede nell'enfasi didascalica. Con frasi ad effetto pronte a gonfiare l'ego. Un fatto assai strano in un film che la regista ha più volte sottilineato essere apolitico. 

Ma dentro al racconto ci sono 'flash': le lotte dei minatori, le manifestazioni di piazza, la crisi economica, Frullati in un blob riempitivo tra un primo piano e l'altro. Dopo circa un'ora le apparizioni del marito (un ottimo Jim Broadbent – Oscar per Iris, un amore vero) svaniscono dalla vita di Margaret, finalmente riconciliata con i tumulti del passato e la pellicola sembra scrollarsi di dosso la polverosa patina. Lo sguardo può riprendersi e ammirare tutto il mestiere dell' attrice più brava della sua generazione. Ma questo non è bastato alla stampa inglese che con The Iron Lady e la sua ambizione è stata molto dura. Che ne penserà Costello?…When england was the whore of the world Margaret was her madam

 

 

Titolo originale: id.
Regia: Phyllida Lloyd
Interpreti: Meryl Streep, Jim Broadbent, Harry Lloyd, Anthony Head, Richard E. Grant
Origine: Gran Bretagna, 2011
Distribuzione: Bim
Durata: 108'