The last of Us: parte I, differenze tra remake e remastered

Uscito il 2 settembre, The last of Us: parte I può apparentemente sembrare uguale al remastered del 2014, ma è profondamente diverso

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Sono passati nove anni da quando i giocatori hanno potuto vestire per la prima volta i panni di Joel ed Ellie, in quello che è ad oggi ritenuto uno dei migliori giochi narrativi mai fatti per Playstation. Dal 2013 ad oggi il gioco ha visto numerose riedizioni, aggiornamenti, sequel e adattamenti: una remastered edition per PS4 nel 2014, una Game of the year edition di pochi mesi successiva, un sequel (The last of Us part 2) nel 2020, una serie tv di prossima uscita per HBO e un nuovo, aggiornato, remake, rilasciato per playstation 5 lo scorso 2 settembre e previsto (finalmente) nel prossimo futuro anche per PC. Ma quali sono le differenze tra questo remake e le versioni precedenti?

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Partiamo subito col dire che non ci saranno nuovi contenuti di gioco. La storia è esattamente quella del primo The last of Us e comprende anche il DLC Left Behind che era stato rilasciato in occasione della remastered, nonostante ciò i due titoli sono ben lontani dall’essere uguali.

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La grafica è certamente il punto in cui The last uf Us: part I è migliorato enormemente. Come si può vedere dalle immagini ufficiali rilasciate dal sito di ufficiale di Playstation, ora il gioco può scorrere fino ad una risoluzione di 4K a 60 fps. Inoltre, a differenza della remasterd che vedeva soltanto degli aggiornamenti in HD dei modelli precedenti, per il remake gli sviluppatori sono ripartiti da zero. Questo significa che i modelli poligonali sono stati completamente rifatti, in questo modo si possono avere personaggi più realistici, ambientazioni più ricche e in generale un miglioramento sostanziale della qualità visiva. A questo contribuisce anche il rifacimento delle cutscene che, pur mantenendo lo stesso contenuto narrativo, ora assumono un taglio molto più cinematografico e fotorealistico.

Oltre ai cambiamenti grafici, The last of Us: Part I sfrutta l’evoluzione tecnica raggiunta dallo studio con il suo sequel. Questo vuol dire una IA migliorata, molto più tenace e reattiva alla presenza del giocatore che promette di aumentare ulteriormente la difficoltà del gioco. Contemporaneamente anche l’intelligenza artificiale degli alleati è aumentata, generando interazioni molto più realistiche con l’ambiente e i PNG durante gli scontri.

Un’importante serie di cambiamenti è costituita dal grande numero di funzioni per l’accessibilità che è stato introdotto. The last of Us: Part I ora comprende funzioni di contrasto per gli ipovedenti e per gli affetti da daltonismo, audio descrizioni, assistenza alla navigazione e al movimento e numerose altre funzioni che rendono il titolo uno dei più accessibili attualmente sul mercato.

Infine una nota dolente. Purtroppo il gioco, al contrario della remastered edition, non supporta la funzione multiplayer, per il quale Naughty Dog sta pensando degli appositi sviluppi futuri. Attualmente l’unica possibilità per giocare il titolo con questa funzione è tornare alla vecchia remastered o aspettare ulteriori sviluppi, ma gli sviluppatori sperano di creare verietà per i veterani con l’introduzione di due nuove modalità: Speedrun, che implementa un timer per calcolare la velocità di completamento; Permadeath, che riporterà all’inizio del gioco ogni volta che si subirà una morte.

Insomma una totale ricostruzione del gioco, che introduce nuovi contenuti per i veterani e si configura come la scelta migliore per chi non ha ancora avuto il piacere di immergersi nella storia di The last of Us.

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