The Lost City, di Aaron e Adam Nee

Una commedia romantica e avventurosa da pop corn senza pretese, in grado di intrattenere con qualche divertente scena d’azione. Confortevole e prevedibile.

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Mai giudicare un libro dalla copertina, anzi dal modello sulla copertina. Questa è la lezione che Loretta (Sandra Bullock) sarà costretta ad imparare nell’assurda avventura di The Lost City, il nuovo film dei fratelli Aaron e Adam Nee. Vedova di un archeologo con cui condivideva lo stesso interesse per le civiltà antiche, Loretta ha deciso di tramutare la sua passione in romanzi rosa d’avventura. Durante l’ennesimo tour di presentazione del suo ultimo libro viene rapita da Fairfax (Daniel Radcliffe), un folle miliardario alla ricerca di un tesoro nascosto nella fantomatica Città Perduta, la stessa in cui Loretta ha ambientato tutti i suoi romanzi. In suo aiuto accorrerà Alan (Channing Tatum), il modello da copertina e idolo del pubblico femminile che vuole dimostrare di essere molto più simile all’eroe immaginario Dash di quanto Loretta possa mai pensare.

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The Lost City è a tutti gli effetti la versione riletta e aggiornata ai nostri tempi del classico anni ’80 All’inseguimento della pietra verde di Robert Zemeckis. Anche in questo caso l’avventura nella giungla selvaggia è un pretesto per ricreare il consueto schema della commedia romantica, un susseguirsi di litigi e battibecchi che porteranno inevitabilmente all’infatuazione. Rispetto al film di Zemeckis e altre situazioni simili, come Indiana Jones e il tempio maledetto di Steven Spielberg, qui nessuno dei due ha idea di cosa stia succedendo; entrambi infatti sono completamente inadatti al contesto, sia per attitudine che per equipaggiamento. Secondo i classici canoni del genere, potrebbero definirsi tutti e due “damigelle in pericolo”.

I fratelli Nee, partendo dal soggetto di Seth Gordon, giocano abilmente sul capovolgimento totale della figura eroica maschile, qui rappresentata in maniera parodistica dal surreale cameo di Brad Pitt nei panni di un testosteronico ex-Navy SEAL. Jack Trainer entra in scena sulle note di Far from Any Road dei The Handsome Family, celebre sigla della magnifica prima stagione di True Detective, e non a caso il look di Brad Pitt ricorda in qualche modo quello del Rust Cohle di Matthew McConaughey.

Se Alan è il prototipo del metrosessuale californiano tutto muscoli e creme di bellezza, Loretta è un’eroina cerebrale poco sessualizzata ma comunque molto femminile. Semmai è Alan l’oggetto di sessualizzazione maschile, protagonista di diversi immotivati momenti senza maglietta e addirittura di un nudo “posteriore”. Il soggetto dello sguardo stavolta è Loretta e con lei il pubblico femminile, il cambio di rotta è netto e il ribaltamento dei ruoli ne è la conseguenza.

L’idea è semplice e potenzialmente divertente, oltretutto rientra perfettamente nel discorso di gender equality intrapreso in tempi recenti dall’industria hollywoodiana. Il potenziale resta perlopiù inespresso e dopo un primo atto divertente e con un buon ritmo, la coppia si ritrova sola nella giungla inseguita dai cattivi ma con ben poco da dirsi. La superbia di Loretta e l’autoironia di Alan esauriscono in fretta le situazioni divertenti e la scarsa alchimia tra i due interpreti aiuta poco a risollevare le sorti del film. Chi ci prova è invece Daniel Radcliffe, molto convincente nei panni di un villain folle ed esaltato dagli occhi spiritati. Negli ultimi anni l’attore ha tentato in ogni modo di svincolarsi dal ruolo di Harry Potter e con questo personaggio dimostra ancora una volta di avere i mezzi per farlo. Al contrario, un personaggio che non ha alcuna ragione di esistere passato il primo quarto d’ora è Beth l’agente di Loretta, interpretata da Da’Vine Joy Randolph. Beth segue una sua parabola personale completamente slegata da quella principale, che non solo non porta a nulla ma non è neanche divertente. Nonostante la bravura e simpatia dell’interprete, Beth è il consueto personaggio token richiesto dalle logiche di diversity hollywoodiane, un espediente non solo inutile ma anche irrispettoso per la comunità black.

Quella che poteva essere un’interessante rilettura di un vecchio schema narrativo in chiave femminile, si è rivelata la solita scialba commedia romantica dal cast stellare e budget sconfinato. Ognuno impara qualcosa, c’è chi supera finalmente la morte del marito, chi scopre un nuovo lato di sé stesso e chi capisce che il vero “tesoro” non è altro che l’amore. Tutto rientra perfettamente nei soliti meccanismi, e quella sperimentazione solo percepita nel primo atto del film si dissolve in una prevedibile e confortevole confezione hollywoodiana. The Lost City è un prodotto da pop corn senza pretese, in grado di strappare un paio di risate ed intrattenere con qualche divertente scena d’azione.

 

Titolo originale: Lost City of D
Regia: Aaron Nee, Adam Nee
Interpreti: Sandra Bullock, Channing Tatum, Daniel Radcliffe, Brad Pitt, Da’Vine Joy Randolph, Oscar Nuñez, Raymond Lee, Patti Harrison, Bowen Yang
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 112′
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
2 (2 voti)
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