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SHOWRUNNERS Storie e linguaggio delle Serie Tv attraverso gli autori. Dal 10 febbraio


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The Love That Remains, di Hlynur Pálmason

Attraverso un linguaggio simbolico e l’uso della metafora, il film descrive le conseguenze del divorzio sulla quotidianità della famiglia in maniera interessante. CANNES78. Un certain regard

Uno delle colonne portanti del cinema di Hlynur Pálmason è l’ambiente. In Godland il paesaggio ostile dell’Islanda era diventato il luogo di un viaggio spirituale tra io dubbio e la fede nel XIX secolo. Questo nuovo progetto sull’isola racconta una storia contemporanea, quella di una separazione e delle difficoltà del divorzio. Il poco che resta di un amore svanito. E lo fa attraverso elementi tragicomici, con lo stile leggero di sequenze oniriche e surreali. Magnús, Anna e loro tre figli, Ída e i due gemelli Grímur e Þorgils, sono una famiglia alle prese con una svolta radicale dopo la decisione di separarsi dei genitori. Per descrivere le conseguenze ed i tentativi di assorbire il trauma il regista fa ricorso ad un linguaggio metaforico e simbolista. La terra ed il mare sono i due principali elementi esplorati: l’acqua seguendo il lavoro in mare di Magnus alle prese sopra un peschereccio, con una mina navale della Seconda Guerra Mondiale rimasta inabissata e da far detonare in sicurezza. Poi c’è la materia solida, la superficie, con Anna che realizza opere di Land art e stende le sue tele sui campi, esposte al vento ed alle intemperie. Insomma un approccio estetico reso immersivo con l’uso di strumenti acustici, archi e pianoforte, che accompagnano lo spettatore dentro il succedersi delle stagioni.

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Il quarto lungometraggio del regista non solo conferma uno sguardo originale ma lascia intravedere a livello tematico un certo eclettismo. La frustrazione ed il desiderio di controllo dei bambini in una situazione familiare instabile, il contrasto tra naturale ed artificiale che amplifica l’orbita alienante, l’osservazione sull’arte e la rappresentazione, sono alcune manifestazioni di una riflessione preferisce allontanarsi dalle asserzioni e restare sul mistero del reale. Ed anche il conflitto finisce per essere qualcosa di latente dentro una crisi ormai acclarata, una crepa nello scafo, una voce che ha bisogno di chiedere il permesso per esprimere la propria opinione, la presa di coscienza della perdita mentre il desiderio continua ad ardere sotto la cenere e si sente soffocare.

Girato in 35 millimetri sulle tracce di una fotografia analogica, bilancia nella scenografia interni ed esterni, oggetti inanimati, animali e personaggi immaginari o fantastici, tra cui un estratto del film Il mostro della laguna nera di Jack Arnold ed un gallo gigante tornato dall’aldilà a tormentare il protagonista nei suoi incubi. C’è una frase emblematica, una voce che sottolinea l’importanza della famiglia, proprio mentre si sta disgregando, la sua importanza educativa dentro un mondo spogliato di valori, il ritratto attuale di un’istituzione che resiste alle esplosioni e resta il primo spazio di confronto. The Love That Remain è ricco di allegorie e richiede la pazienza di entrare in sintonia con l’atmosfera intima, di registrare il respiro compassato, per poi lasciarti la libertà di decifrare i segni.

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.3
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Il voto dei lettori
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