The Menu, di Mark Mylod

La produzione di McKay e Ferrell è una dark comedy che vira ben presto verso il trattatello morale: l’assunto politico di partenza diventa così il pretesto per un meccanismo a orologeria. Grand Public

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La coppia di autori del film di The Menu, Seth Reiss e Will Tracy, viene dalla squadra di The Onion, sito satirico che tempo fa produsse anche un demenzialissimo film a episodi. E in effetti l’assunto di partenza dell’opera prodotta da McKay e Ferrell assomiglia ad uno sketch di quelli che oggi il web aggiorna dai canovacci classici della comicità in stile Monty Python o SNL: una parodia dei cooking show di questa generazione, con lo chef carismatico che guida la sua cucina come fosse un plotone d’esercito, le portate destrutturate (il piatto di “pane senza pane”), la storia personale di sacrificio, disciplina e successo, e il parterre di ospiti importanti (il pezzo grosso, l’attore, il critico culinario spietato…) nella venue esclusiva, come una delle prove finali di qualsiasi Masterchef. Uno dei dubbi morali che ci assaltano quando seguiamo queste trasmissioni in tv riguarda l’incredibile sfoggio di opulenza e lo spreco insostenibile e non legittimabile (per quanto poi i cartelli ci rassicurino che ogni cosa venga donata, riutilizzata ecc), e il fulcro nascosto del film di Mylod (uno dei registi della squadra di Succession, sempre McKay) è esattamente lo scialacquio indecoroso di denaro (intorno ai soldi, d’altronde, ruota tutta la produzione di Adam McKay da sempre): tutti i dodici commensali del ristorante sull’isola sono facce diverse dello stesso sprezzo nei confronti dei valori umani e sociali, di vite votate a meschinità, avidità, culto di sé stessi. Finanche la Margot di Anya Taylor-Joy, che sembra l’unico volto con cui ci è possibile empatizzare tra tutti i presenti, data la sua incredulità nei confronti del culto verso l’alta cucina che muove invece sia lo staff invasatissimo che i clienti, è in realtà una escort pagata per accompagnare il rampollo che farebbe di tutto pur di cenare dallo chef di cui è fan sfegatato. Ci permettiamo questo piccolo spoiler perché è solo il primo plot twist di una serie di colpi di scena a crudeltà progressiva, vere e proprie elaborate torture con cui il menu della cena svelerà i suoi reali, sanguinosi ingredienti: non è allora un caso se il perfido chef Slowik sia interpretato da Ralph Fiennes, in una sorta di aggiornamento del suo ruolo cult di criminale nazista in Schindler’s List. E non è detto che il film non possa annoverare tra le sue ispirazioni addirittura il Salò pasoliniano…

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Insomma, per un po’ Mylod (che in carriera ha firmato soprattutto commedie, come (S)ex List con Anna Faris) sembra voler mantenere il piglio brillante e caustico da dark comedy sofisticata – poi però il tono da pamphlet a orologeria diventa l’unica reale ragione della messinscena, cadenzata anche dall’abituale, magistrale partitura di Colin Stetson. E non sappiamo più se ci troviamo in una di quelle programmaticamente acide commedie danesi post-dogma, o nella trasposizione di una pièce di quelle in cui il meccanismo, l’incastro, è l’unico piacere concesso a chi guarda, in perfetto accordo con il monologo di Margot che accuserà Slowik di cucinare senza cuore, come puro esercizio intellettuale.
È altamente probabile che la struttura algida, spigolosa ed affilata di The Menu sia appunto pensata per ribattere formalmente ai piatti che vengono preparati nel film, e al cuore arido di chi li cucina e li mangia: ma sarebbe solo l’ennesimo tassello che torna di un impianto in cui torna davvero proprio tutto alla fine, come accade puntualmente in questo tipo di trattatelli morali che non riusciamo ogni volta a non trovare insopportabili.

 

Titolo originale: id.
Regia: Mark Mylod
Interpreti: Anya Taylor-Joy, Ralph Fiennes, Nicholas Hoult, John Leguizamo, Janet McTeer, Aimee Carrero, Judith Light, Hong Chau, Paul Adelstein, Christina Brucato, Arturo Castro, Reed Birney, Rob Yang, Adam Aalderks, Peter Grosz, Mel Fair, Mark St. Cyr, Rebecca Koon
Distribuzione: The Walt Disney Pictures Company
Durata: 106′
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
Sending
Il voto dei lettori
3.67 (3 voti)
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