"The Minis – Nani a canestro", di Valerio Zanoli

Chi pensava di aver già visto tutto, resterà sicuramente sbalordito nell’ammirare quattro nani comporre una bizzarra piramide umana e spingersi allo spasimo per realizzare il canestro della vittoria, con un pallone da basket al posto della bandiera americana. “E pluribus unum”, come è scritto nelle monete da dieci centesimi di dollaro. Perché non bastasse questa grottesca versione della celebre istantanea di Iwo Jima, a rendere incredibilmente ingenua la sequenza finale di The Minis ci si mette anche un effetto speciale degno di un’animazione di PowerPoint.
La cosa più singolare è che questo esasperante clichè della “ricerca della felicità”, essenza idelogica dell’America, viene fuori proprio dall’italiano Valerio Zanoli, che sfruttando oltre il lecito la chiave mucciniana del self-made man (giocando sporco con la menomazione fisica), ha infilato nel suo film ogni tipo di join-venture sia riuscito a trovare, dalla marca dei televisori a noti network radiofonici nazionali.

C’è però da dire che il film riesce a toccare dei punti di disagio e di malessere che si possono riconoscere solo a Freaks di Todd Browning, compresa una messa in scena a tratti davvero rudimentale, specie in certi raccordi di montaggio sbagliati, che ricorda il linguaggio balbettante del primo cinema sonoro. Perchè è proprio cercando di mostrare la presunta normalità dei suoi nani protagonisti, che The Minis ne accentua la tremenda deformità, arrivando a dei punti di sgradevolezza tali da renderli la caricatura di loro stessi. Non si può non provare un moto insieme di pena e insieme di disgusto nel vedere Chevy (il nano mascotte del gruppo) andare a braccetto con Natalia, classica maggiorata texana che ne sfrutta la sopraggiunta notorietà (e finirà comunque meglio di Olga Baclanova…).

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Tutti questi effetti emotivi sono ovviamente involontari, un vero e proprio effetto boomerang, perché lo scopo di Zanoli è più che altro quello di tirare fuori il massimo, in termini economici, da un intreccio che è la solita parabola su come si negli Stati Uniti si possa ottenere tutto anche essendo alti meno di un metro, soprattutto imparando ad accettarsi. Per riuscire nel suo intento, si è affidato ad una figura bollita come Dennis Rodman, a sorpresa l’unico in grado di capire l’atmosfera del film: piuttosto che recitare, il vecchio campione dei Chicago Bulls si è limitato ad offrire i suoi tatuaggi e i suoi piercing come veicolo pubblicitario, ritirando l'assegno e lasciando a Fabio Cannavaro l'ingrato compito di doppiarlo.
La sua partecipazione al film, piuttosto che la flebile costruzione narrativo/didascalica di The Minis, è la più grande dimostrazione della futilità del successo: da star del campionato NBA a comparsa in un film di nani che giocano a basket, tra uno spot subliminale della Westinghouse e uno della Gazzetta dello Sport.

Regia: Valerio Zanoli
Interpreti: Dennis Rodman, Joe Gnoffo, Gabriel Pimentel, Rusty Burns, Bradley Laise

Distribuzione: The Minis s.r.l.
Durata: 98’

Origine: Italia/USA, 2007

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