The Night House – La casa oscura, di David Bruckner

Rebecca Hall è protagonista assoluta di un horror a tratti fuori fuoco ma felicemente anomalo, fatto di gesti, silenzi, giochi di ombre. Quasi un ritorno, aggiornato, alle atmosfere dei film Hammer

Il cinema di David Bruckner ha intrapreso, finora, un percorso ondivago, tra progetti collettivi (le antologie V/H/S e Southbound), exploit sperimentali ed una fascinazione per lo slow cinema, attraverso cui ha riletto la centrale corrente New Horror nel suo The Ritual. Il tempo stringe, però. Bruckner è già corteggiato dal cinema pop di prima fascia e da una piattaforma come Hulu, che in effetti gli ha affidato il futuro remake di Hellraiser. Non è ancora il momento di buttarsi in un contesto che rischia di spersonalizzarlo, c’è ancora un po’ di spazio di manovra per un simbolico addio al suo personale modo di intendere l’horror.

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The Night House è il primo bilancio del cinema di David Bruckner, un film che fa il punto su ciò che è stato e prepara il terreno per ciò che sarà. Il film è un affascinante horror liminale, che si sviluppa in una dimensione già infiltrata dai meccanismi di un cinema lontano dalla sua sensibilità, come tradiscono i nomi di David S. Goyer, in produzione, ma soprattutto di Rebecca Hall, attrice protagonista ma anche produttrice del film. Bruckner dà vita ad un progetto anomalo tanto quanto il resto della sua filmografia, quasi un post horror della Hammer cucito addosso della sua protagonista, una vedova che, sola nella sua casa in riva al lago, è costretta a confrontarsi con una forza maligna risvegliata dal suicidio del marito.

Bruckner segue Rebecca Hall con grazia, ne sottolinea i gesti misurati, amplifica e precisa i tempi dilatati dello script e si trova perfettamente a suo agio nella dimensione minimale del racconto, retto dalla sola protagonista e racchiuso nell’unico spazio casalingo. Il regista, alla fine, sembra avere ragione, The Night House ha un’anima definita e soprattutto pare non aver ceduto a eccessivi compromessi, ma il passo di David Bruckner non è privo di sfasamenti, di passaggi a vuoto. A tratti è quasi svegliato dal suo sogno utopico e riportato alla realtà: in alcuni momenti la sinergia tra lui e la sua attrice va fuori fuoco e la Hall quasi fagocita il racconto, si sostituisce alla sua voce, ne controlla il ritmo, lo rallenta, quasi sgomita per piazzare un monologo d’impatto o per esorbitare in un vivace scambio di battute con un altro personaggio. Al contempo, Bruckner sembra improvvisamente spaesato all’interno dello spazio del racconto: mette troppa carne al fuoco, apre digressioni sul lutto, sul doppio, sul perturbante senza avere modo di approfondirle; al contempo cede alla fascinazione per il passato, cita Bava, Hitchcock, addirittura il Joel Schumacher di Linea Mortale, forse per controbilanciare il peso della Hall nel sistema del film, forse per dare prova di saper gestire registri narrativi differente.

The Night House

Ma non ne ha bisogno. I momenti migliori di The Night House sono infatti quelli più controllati, che giocano sulle dinamiche del fuori campo, sui meccanismi della visione, sui giochi d’ombre e gli effetti ottici, un approccio “a bassa fedeltà” che rischia di perdersi nel caos derivativo in cui a volte il film finisce invischiato ma su cui Bruckner fortunatamente recupera il controllo poco prima del finale, in un ultimo atto che rilegge la tradizione senza paura delle gerarchie, tra vertiginose panoramiche e centrare riflessioni sulla spettatorialità.

È un film in pericoloso equilibrio tra ordine e caos, The Night House, che tuttavia, attraverso il libero gioco con i meccanismi del genere riesce ad esplorare una terza via dell’horror contemporaneo, ragionata ma ricca di calore e personalità, ben inserita nello star system contemporaneo e agli antipodi tanto dall’horror pop di matrice Blumhouse quanto da eventuali, vuote, derive art-house del genere.

 

Titolo originale: The Night House
Regia: David Bruckner
Interpreti: Rebecca Hall, Sarah Goldberg, Stacy Martin, Vondie Curtis-Hall, David Abeles, Laura Astin
Distribuzione: Disney+
Durata: 108′
Origine: USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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