The Old Guard, di Gina Prince-Bythewood

Raggiunte 72 milioni di case nelle prime settimane di uscita, è uno dei film Netflix più visti. Da secoli il mondo è protetto da un gruppo di immortali capitanati da una Charlize Theron millenaria

Il mondo fumettistico continua a rivelarsi una fonte inesauribile di materiale da portare sullo schermo: il nuovo progetto Netflix è infatti basato sulla Graphic Novel di Greg Rucka, che ne ha anche scritto la sceneggiatura, e racconta la storia di una squadra di mercenari immortali che combattono segretamente le guerre dell’umanità da centinaia di anni. La situazione comincia a deteriorare nel momento in cui una famosa azienda farmaceutica scopre il loro segreto e si pone l’obbiettivo di catturarli per poterne studiare il DNA. Il cinema non è nuovo nell’affrontare il tema dell’immortalità, solitamente associata nella cultura popolare a figure fantastiche e più di rado agli umani. E ancora meno originale è come questa rappresentazione venga spesso affiancata dal dubbio sulla natura di tale caratteristica, se vada vista come una benedizione o se sia invece una condanna alla dannazione eterna, quesito sempre portato sul piano filosofico. Anche The Old Guard, come i suoi predecessori, si interroga su queste due facciate dell’immortalità che da sempre permeano molte delle opere che l’affrontano e che hanno cercato di dare una risposta a questa domanda esistenziale, per quanto irrealistica.

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La vita immortale dei protagonisti non è assoluta, e talvolta questi tendono a indagare sull’origine di quest’abilità “fugace” e selettiva, chiedendosi se non possa aiutarli a comprendere la finalità dell’esistenza, a far trovare loro uno scopo, fargli dare un senso al continuo lottare nonostante le atrocità del mondo sembrino non avere fine. Pensieri, fisime, fragilità che trovano base in questi personaggi umani segnati da un potere più fantastico che fantascientifico, in un gioco in cui l’irreale diventa una traccia potente della realtà; dettagli che fanno dimenticare di star assistendo al solito action movie nonostante le caratteristiche ci siano tutte, dalle innumerevoli scene di combattimento a una protagonista coraggiosa e dalla prodezza fisica ineguagliabile. Stavolta ci si trova davanti a un film d’azione dove la forza bruta dei protagonisti e il loro rimettersi in piedi nonostante le batoste sono motivati dalla loro lunga vita, per quanto un escamotage intelligente renda Charlize Theron di nuovo umana e vulnerabile nel secondo atto, anche se non per questo meno combattiva o meno pronta a superare sfide e ostacoli a suon di pugni e calci in eleganti coreografie instancabili e belle a vedersi, con un montaggio che permette allo spettatore di capire esattamente che cosa sta succedendo in pieno rispetto delle connotazioni del genere action. Scene coordinate da Brycen Counts e Adam Kirley, che hanno progettato ogni sequenza di combattimento per mostrare quanto i protagonisti apparentemente invulnerabili soffrano prima che le ferite si rigenerino. E infatti questa rappresentazione funziona anche grazie al lavoro sugli effetti speciali e visivi che fusi al trucco prostetico rendono la scena realistica.

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I personaggi riescono certamente a brillare nella messa in scena: Booker, Nick e Joe, guidati da Andromaca “Andy” di Scizia sfruttano le loro abilità per cercare, quando necessario, di fare del bene, formando una di quelle squadre di eroi per cui è facile fare il tifo. Gli interpreti riescono a dare vita e personalità ai personaggi, rendendo facile catturare l’attenzione grazie al loro carisma e al loro modo di approcciarsi con gli altri rivelando una natura più filosofica che battagliera. Tra le controparti maschili, sebbene abbia poche battute, spicca affettuosamente Luca Marinelli: nonostante la lingua inglese e un comparto da star hollywoodiane si distingue egregiamente con il suo sguardo glaciale e lo spirito romantico che lo caratterizzano, al punto da far sembrare facile qualcosa che probabilmente è stata difficile. Charlize Theron si conferma però una vera e propria eroina da film d’azione, e così – dopo Fury Road, Fast & Furious 8 e Atomica Bionda – avviene una certa consacrazione anche sulla piattaforma streaming. Quella che rappresenta nel film è quella che si pensa sia nella realtà, una donna eterna, combattiva, che porta sulle spalle il peso della sua immortalità; un personaggio magnifico, carnale, in cui vigono la bellezza e il tormento, una sorta di versione moderna e femminile di Louis (Intervista col vampiro) ma più impetuosa, che racchiude nel suo sguardo tutto il suo amore per la vita così come il tormento che essa porta.

Sfortunatamente questi sono personaggi che funzionano più per il loro charme che per la scrittura, cosa che li penalizza, facendone rendere la caratterizzazione solo a metà. Per quanto riguarda la scrittura nel genere i risultati sono piuttosto interessanti, dal momento che per l’intera durata del film – anche nelle scene d’azione – vige una traccia drammatica e filosofica, racchiusa in un fato misterioso, che fa si che il genere action si distacchi da se stesso facendosi contaminare dall’elemento fantastico. Come scrittura in totem diventa però un racconto a tratti scontato, racchiuso nella sua canonicità.

Gina Prince-Bythewood viene dalla televisione, e anche i film che ha realizzato sembrano comunque essere rimasti legati più al format televisivo che al grande schermo, non uscendo mai dai suoi limiti. Con la piattaforma Netflix la regista potrebbe aver trovato un terreno confortevole, dal momento che la casa di produzione ha ormai fama di lavorare sull’entertainment senza troppe pretese, per il pubblico da casa. The Old Guard, che piange registicamente per mancanza di spirito ma che rivela il talento della regista nel trattare le scene action, potrebbe rientrare in questa descrizione così come potrebbe evolversi in qualcosa di molto più grande e proficuo, diventando la prima trilogia di casa Netflix. Dalla struttura del racconto sembra proprio che questo sia il capitolo capostipite di un franchise,  dal momento che funziona più come film introduttivo, partendo dalle basi e spiegando le regole; o almeno si spera sia così, visto che il casus belli non è affatto soddisfacente. Anche perché è probabile che il vero nemico affrontato dagli eroi (e che dovranno affrontare ancora) sia una vita sulla Terra fatta di sofferenza e guerre senza fine, e nella loro totale insensatezza; ed è grazie a questi suoi tormenti ben interpretati e per il pathos conferito al film da questo gruppo idilliaco, che soffre di quella violenza senza mai dimenticarla, se l’opera rimane piacevolmente affascinante.

 

Titolo originale: id.
Regia: Gina Prince-Bythewood
Interpreti: Charlize Theron, Kiki Layne, Marwan Kenzari, Luca Marinelli, Harry Melling, Van Veronica Ngo, Matthias Schoenaerts, Chiwetel Ejiofor
Distribuzione: Netflix
Durata: 125′
Origine: USA, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.88 (8 voti)
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