"The Possession", di Ole Bornerdal

The Possession
Il regista adotta i classici registri dell'horror, costruisce visivamente una storia che si ricollega alla tradizione, fatta di case dove succedono strani avvenimenti, il forte impatto dell'esorcismo in cui bene e male lottano tra di loro, ma soprattutto il gioco tra luce e buio e un'atmosfera grigissima, debitrice delle sue origini nordiche

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The PossessionPiù che un horror, un dramma famigliare. Già ormai quasi quarant'anni fa, L'esorcista andava a colpire una società in cambiamento e, soprattutto, la decadenza morale in una casa il cui nucleo famigliare era in frantumi. Non molto diversa la premessa di questa risposta kosher diretta da Ole Bornedal, il quale adotta un punto di vista tutto interno alla famiglia Brenek, i malcapitati nella cui casa si installa l'antico spirito sprigionato dalla Dibbuk Box. Genitori divorziati, madre con un nuovo compagno, padre spesso assente e nel mezzo le disorientate figlie, in particolare Emily, appena dieci anni, l'anima pura che verrà direttamente colpita dallo spirito maligno. Bornedal adotta i classici registri dell'horror, costruisce visivamente una storia che si ricollega alla tradizione, fatta di case dove succedono strani avvenimenti, il forte impatto dell'esorcismo in cui bene e male lottano tra di loro, ma soprattutto il gioco tra luce e buio e un'atmosfera grigissima, debitrice delle sue origini nordiche, che rende il geometrico paesaggio suburbano un correlativo visuale dell'anima invasa della giovane Emily. Un prendere davvero (fin troppo) sul serio il genere, lasciando del tutto fuori la comicità e il grottesco del “maestro” Raimi, qui produttore esperto di possessioni (a meno che non si voglia considerare come volutamente comica l'apparizione fisica dello spirito…).

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La possessione, allora, diventa metafora di qualcos'altro, una risposta esteriorizzata al divorzio dei propri genitori. Il focus si sposta su Emily, è dal suo punto di vista che si percepisce emozionalmente la difficile situazione famigliare e più la bambina prende coscienza della definitività della separazione e dell'allontanamento del padre, più i “sintomi” della possessione aumentano. Il film si trasforma in una sorta di messa in scena di una fantasia distorta creata dal subconscio di Emily – e non a caso, allora, il desiderio di riunire la famiglia la porta a fare del nuovo patrigno una delle sue vittime. Ma, al tempo stesso, facendo del corpo il campo di battaglia principale su cui si scontrano queste forze, la possessione rimanda anche ai necessari cambiamenti a cui una bambina sulla soglia dell'adolescenza va incontro. L'invasione di una forza estranea, che cova nell'interno e lotta per manifestarsi, abolendo qualsiasi confine tra dentro/fuori, rappresenta una resistenza al cambiamento, un non riconoscersi più in quella che si era per trasformarsi in una persona diversa, un guardarsi allo specchio da fuori, senza essere davvero lì. Il demone va sradicato. Solo l'accettazione e il ritorno all'ordine naturale delle cose (la famiglia unita nella tragedia, un padre davvero presente, l'espulsione dell'intruso) porteranno di nuovo il sereno. Per poco.

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Titolo originale: id.

Regia: Ole Bornedal

Interpreti: Jeffrey Dean Morgan, Natasha Calis, Kyra Sedgwick, Madison Davenport, Grant Show

Distribuzione: M2 Pictures

Durata: 91'

Origine: USA, 2012

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