THE POST. Incontro con Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks

The Post mostra una certa nostalgia per il giornalismo di una volta e per il cinema che ne raccontava le imprese civiche. Tuttavia, l’ultimo film di Steven Spielberg è tornato improvvisamente attuale dopo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca e dopo l’ascesa alle cronache del movimento Time’s Up. Così, l’incontro tra il regista, Tom Hanks, Meryl Streep e la stampa al Four Seasons di Milano offre l’occasione per ribadire l’impegno del mondo dello spettacolo e dell’editoria nelle battaglie dei nostri tempi.

Infatti, l’attrice rivela che la prima versione della sceneggiatura è arrivata sei giorni prima delle presidenziali e tutti pensavamo che potesse essere una storia nostalgica su come venivano viste le donne allora, visto che credevamo che Hillary Clinton sarebbe stata eletta. Da quel momento in poi, abbiamo assistito ad una crescente ostilità verso le donne e verso la stampa, fino al punto che adesso non ci interroghiamo più su quanta strada abbiamo fatto ma su quanta strada dobbiamo fare ancora.

Il regista conferma la corrispondenza tra le vicende raccontate nel suo film e quelle che animano il dibattito della nostra epoca, confessando che sono cresciuto con l’idea che la stampa e i giornalisti fossero i guardiani della democrazia. Nel 1971, Nixon provò ad impedire la pubblicazione dei Pentagon Papers ed era la prima volta che accadeva una cosa simile, dai tempi della Guerra di Secessione. La libertà di stampa è in pericolo anche oggi e forse in modo anche più grave, visto che deve lottare contro un’amministrazione che mina la sue credibilità con le fake news ogni volta che viene attaccata.

Tom Hanks cerca di spiegare lo spirito del suo personaggio e la ricostruzione fedele della vita avventurosa di un giornale di una volta, affermando che Ben Bradlee era competitivo ad un livello animalesco e non si accontentava di avere una storia perché voleva LA STORIA. Anche se doveva rivaleggiare con un giornale locale come il Washington Star, era il fatto che il New York Times aveva una notizia che lui non aveva che non lo faceva dormire la notte. C’è un momento molto divertente in cui lui si lamenta con la sua redazione dicendo “come possiamo essere all’altezza del Times se restiamo dietro anche in casa nostra?” Non voleva mai arrivare secondo e io ho cercato di restituire l’idea della passione e della sfida che era dentro di lui.

Le dinamiche della stampa negli anni settanta permettono a Meryl Streep di tornarepost sull’emancipazione delle donne di quell’epoca, visto che Katherine Graham dirigeva un giornale che ha rivelato che quattro presidenti di seguito avevano mentito al Congresso e al popolo americano, mentre il quinto voleva silenziare la libertà di stampa. Eppure, era a capo di una piccola testata e spesso nemmeno lei si sentiva al posto giusto. In effetti era così, a quei tempi nelle redazioni c’erano solo uomini bianchi e le donne al massimo facevano le segretarie.

Quando la interrogano sul rinnovato coraggio delle donne in questi giorni, la star si chiede perchè c’è voluto tutto questo tempo? Forse perché l’umanità impara lentamente, ma adesso che Hollywood si è schierata molte altre persone stanno uscendo fuori e la percezione è che il vento si cambiato, anche se il movimento lottava in molti settori da tanto tempo. Spero che tutto questo continui e sono molto ottimista su dove potrà portarci questo momento così interessante.

Steven Spielberg è abbastanza umile da affermare che dovrei essere un sociologo, un romanziere, o avere un talk-show tutto mio per poter rispondere in modo esauriente alla domanda sulla battaglia dei sessi, che è così arcaica e che è stata dibattuta ad ogni livello della cultura in ogni tempo. Mi sembra che le donne abbiano sempre trovato un modo per emergere oltre i recinti in cui gli uomini le avevano messe e che gli uomini abbiano sempre avuto il problema di doverle tenere al posto che gli avevano assegnato. Penso che le cose non cambieranno fino a quando gli uomini non riusciranno ad accettare in modo normale il fatto che una donna possa opporgli un rifiuto. Spero che il film sia un piccolo passo per ispirare le donne a far sentire la loro voce. Come fa Katherine Graham, che ad un certo punto dice “Cavolo! Voglio dire e fare quello in cui credo!”