The Predator, di Shane Black

Al quarto capitolo si ritorna allo spirito del primo Predator del 1987. Non tanto per la vicinanza al cinema fisico-concettuale di John McTiernan ma soprattutto per un cinema action estremamente essenziale che sembra guardare a quello tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. Del resto Shane Black ci si era già avvicinato in maniera evidente con il riuscito poliziesco The Nice Guys e soprattutto lo stesso regista è stato tra i creatori della saga di Arma letale e del primo è stato anche sceneggiatore.

I nuovi Predator sono ora geneticamente modificati attraverso la combinazione del DNA con specie diversi. Sono quindi ancora più letali. Un ragazzino autistico innesca accidentalmente il loro ritorno sulla terra. E da quel momento, a difendere la razza umana dall’estinzione, ci sono soltanto un gruppo di ex-marine capitanati dal tiratore scelto Quinn McKenna e da un’insegnante di biologia.

La lavorazione è stata piuttosto tormentata. Black ha dovuto smussare gli elementi che l’avrebbero dovuto trasformare in una commedia d’azione. In più ha dovuto ammorbidire tutta una parte perché giudicata troppo cupa nelle proiezioni di prova. Ma The Predators era nel destino di Shane Black; il regista infatti aveva interpretato proprio nel film di McTiernan (con cui ha collaborato poi come sceneggiatore in Last Action Hero), il ruolo di Hawkins, uno del team di militari capeggiati da Schwarzy. Inoltre punta all’azione pura comrenella scena in cui i militari evadono dal pullman o nell’inseguimento dell’alieno.

La maschera diventa l’elemento determinante. Oggetto per nascondersi ma anche mezzo per essere localizzata. E dotata di superpoteri come nella scena in cui il ragazzino gira durante la festa di Halloween. Ancora segni, forse frammenti di un fantasy che sembra arrivare ancora dagli anni ’80. Dove l’ombra del primo film già si sente anche dagli stessi rumori degli elicotteri. Ma all’inizio c’è un bel depistamento con le soggettive sonore del ragazzino come quelle dell’antincendio o della scacchiera che si rovescia.

Forse i limiti si avvertono nell’ultima parte. In una sfida finale che aspira alla magia dei Transformers. E qui forse si sentono maggiormente tutti i problemi nella realizzazione. Forse non il The Predator che voleva Shane Black. Perché è qui che è maggiormente, e visibilmente rimaneggiato. Però Boyd Holbrook qui ha faccia che funziona. E dopo McTiernan, assieme al sequel di Stephen Hopkins, questo è un Predator dignitoso.

 

Titolo originale: id.

Regia: Shane Black

Interpreti: Boyd Holbrook, Yvonne Strahoski, Olivia Munn, Thomas Jane, Jacob Trenlay, Edward James Olmos

Distribuzione: 20th Century Fox

Durata: 101′

Origine: Usa 2018