"The Punisher", di Jonathan Hensleigh

Sarà il limitato budget o la velocità produttiva o l'esigenza di girare non più di 2-3 ciak per scena, non troviamo però né la splendida solitudine reazionaria delle icone filmiche né il travaglio delle strips marveliane, dove Castle rappresentava un raro eroe self-made, senza superpoteri ma con enormi "superproblemi"

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Resta incandescente la fascinazione hollywoodiana per la "Casa delle idee", da cui si continua ad attingere per allestire universi paralleli altrimenti difficili da inventare. L'attrazione esercitata dalla complessità dei suoi personaggi (non sempre resa pienamente) contagia sempre più registi, sceneggiatori e attori blasonati. Dopo Blade, X-Men, Spider-Man, Hulk e Daredevil sono previste nei prossimi anni le trasposizioni di Ghost Rider, I fantastici quattro, Namor, Iron Man, Elektra e Dr. Strange. Una costante deriva dell'immaginario: la speranza è che si possa un giorno ammirare le gesta di Silver Surfer (magari diretto da un James Cameron dirottato dagli abissi alle altezze cosmiche), solitario navigatore senza patria, forse la figura dalla maggiore profondità filosofica  tra i comics creati da Stan Lee. La centralità della Marvel è confermata, oltre che dall'uscita del secondo capitolo del tessiragnatele ri-creato da Sam Raimi, anche da The Punisher, tratto da uno dei fumetti della casa più venduti. Uscito nel '74, vede nel protagonista, il vigilante Frank Castle, un'eco dei violenti giustizieri resi popolari da Eastwood, Hackman, Bronson. E' a questi archetipi che ha mirato il regista Jonathan Hensleigh (già sceneggiatore di Die hard – Duri a morire, The Rock, Con Air, Armageddon) nel modellare il suo "Punitore nero".


Sarà il limitato budget o la velocità produttiva o l'esigenza di girare non più di 2-3 ciak per scena, non troviamo però né la splendida solitudine reazionaria delle icone filmiche né il travaglio delle strips marveliane, dove Castle rappresentava un raro eroe self-made, senza superpoteri ma con enormi "superproblemi". La catatonica dolenza incarnata da Tom Jane confina il corpo/Punisher ad una superficiale muscolarità da blockbuster estivo (dove si assiste all'ennesima vestizione di lame o ad un fracassone e divertito scontro/balletto sulle note de La donna è mobile con il campione di wrestling Kevin Nash) dove emotività, senso di colpa e spirito di vendetta (nonostante il massacro che porta alla morte della moglie e del figlio di Castle) sono antiderivativi, consolidati accessori dello script, negati da un silenzio formale/verbale che è assenza del desiderio di passione, quale essa sia. Anche la "normale mostruosità" tipica dei personaggi Marvel trova luogo solo nei freaks che abitano l'edificio diroccato dove il Punitore si nasconde: l'obeso Mr. Dumpo e Dave, l'uomo dai mille piercing (personaggi comparsi nella serie  Welcome Back Frank del 2000).


Nonostante gli innesti di contemporaneità (Castle è un agente dell'Fbi e paga le conseguenze del suo lavoro, le strutture governative risultano inadeguate alla sua protezione), questo "angelo del castigo" risorto dalle proprie ceneri non è che un fantasma della paternità disperata (la divisa è infatti una t-shirt del figlio) che lotta contro il suo riflesso al negativo: Howard Saint, un simpatico ma troppo tipizzato John Travolta, contrabbandiere anch'egli mosso da propositi vendicativi. Entrambi cercano risposte impossibili, come i modelli che rappresentano, alle domande d'amore filiale, entrambi sono onnubilati dalla rabbia per un'armonia ormai spezzata. In un'epoca dove la strategia della vendetta sembra dominare lo scenario internazionale, un'operazione come The Punisher rischia di essere fraintesa come la nemesi simbolica di quel cinema della tolleranza e del perdono recentemente teorizzato dal nostro direttore Federico Chiacchiari.

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Titolo originale: The Punisher


Regia: Jonathan Hensleigh


Sceneggiatura: Jonathan Hensleigh, Michael France (tratto dal personaggio dei fumetti Marvel)


Fotografia: Conrad W. Hall


Montaggio: Steven Kemper, Jeff Gullo


Musiche: Carlo Siliotto


Scenografie: Michael Z. Hanan


Costumi: Lisa Tomczeszyn


Produzione: Avi Arad, Gale Anne Hurd


Interpreti: Tom Jane (Frank Castle/The Punisher), John Travolta (Howard Saint), Will Patton (Quentin Glass), Roy Scheider (Frank Castle Sr.), Laura Harring (Livia Saint), Rebecca Romijin-Stamos (Joan 'il topo'), Samantha Mathis (Maria Castle), Ben Foster (Dave), Kevin Nash (il russo)


Produzione: Avi Arad, Gale Anne Hurd, Andreas Grosh per Punisher Production/Marvel Enterprises/Valhalla Motion Pictures/Lion Gates Films Inc./Partnership Films/Vip 2+3 Medienfonds


Distribuzione: Columbia Tristar Films Italia


Durata: 124'


Origine: Usa, 2004

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