The Search, di Michel Hazanavicius

The Search è il tipico film che svela definitivamente di che pasta è fatto un cineasta. A tutti quelli che trovavano innocuo e divertente il disonesto tentativo di The artist, che già lasciava intendere una concezione del cinema di quelle pericolose e da cui restare fermamente alla larga, oggi possiamo ribattere con una sequenza a caso di questo imperdonabile, disastroso, indifendibile nuovo Hazanavicius.

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Con ogni evidenza il cinema è destinato a non liberarsi ancora dalle torture e dalle deformazioni mostruose che gli vengono inflitte in nome dell'indignazione civile dello spettatore, un continuo fraintendimento di fondo su cosa voglia dire la natura politica e morale del fine, se non del mezzo.
Sul serio, abbiamo ancora bisogno di racconti-puzzle dalla cronologia sparpagliata, di cerchi che si chiudono sulla Storia e sulle storie, di prese di coscienza attraverso via crucis esistenziali e tortuose?
Allora la questione non è neanche quella, ancora una volta, degli espedienti triviali per agganciare lo sdegno di chi guarda (volti tumefatti di cadaveri in primo piano, insistenza su violenza immotivata, ecc), sulla cui legittimità il cinema si interroga da più d'un secolo, ma di quanto sia possibile piegare le immagini per trasformarle in veicolo, sotto la protezione dell'inattaccabilità del monito.

Le storie, per intendersi. Sono tre, tra l’umanita’ alla deriva durante il terrificante conflitto russo-ceceno, come in un romanzo della Mazzantini (coincidenza in sala…). Ovviamente, si incrociano tra di loro secondo piani temporali che all’inizio percepiamo come sballati, ma che alla fine troveranno un loro punto d’incontro, com’e’ chiaro. Un giovane viene forzatamente arruolato nel sanguinoso esercito russo, dove impara a furia di angherie e soprusi a trasformarsi in una bestia assetata di morte e distruzione: e’ lui che gira il video amatoriale con cui Hazanavicius apre il suo film, e in cui viene testimoniato il brutale massacro di una famiglia inerme. Ecco, basterebbe questo tentativo di repertorio ricostruito per farla finita col giudizio su questo regista.

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Invece: la star del film e’ Bérénice Bejo, indecisa ed incolore come al solito, nel ruolo dell’ispettore della Commissione per i diritti civili, giunta in Cecenia per compilare una relazione sul massacro. Ma la donna non si e’ mai realmente sporcata le mani, limitandosi a trascrivere testimonianze dietro la sua scrivania: questa volta scoprira’ l’orrore della guerra negli occhi del piccolo Hadji, orfanello di cui ha deciso di prendersi cura, e che le insegnera’ a fronteggiare la realta’ andando al di la’ dei preconcetti intellettuali (per esempio in un disastroso monologo al telefono contro le alte sfere colpevoli di fredda indifferenza sulla questione cecena…).

Ma a rappresentare appieno l’anima del film e’ pero’ il personaggio di operatrice umanitaria tosta ma sempre comprensiva interpretato da Annette Bening, che senza saperlo ospita nel suo Centro la sorella maggiore sopravvissuta del nostro Hadji: nello sguardo sempre materno ma al contempo fiero della Bening ci sono la nobilta’ delle intenzioni e insieme il patetismo tremendo del risultato del film di Hazanavicius.

Titolo originale: id:
Regia: Michel Hazanavicius

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Interpreti: Bérénice Bejo, Annette Bening, Nino Kobakhidze, Nika Kipshidze, Maksim Emelyanov, Abdul Khalim Mamutsiev, Zukhra Duishvili
Origine: Francia, 2014
Distribuzione: 01
Durata: 149'