The Six Billion Dollar Man, di Eugene Jarecki
Il documentario su Julian Assange è in realtà un thriller spionistico, impeccabile dal punto di vista giornalistico e dal ritmo serratissimo sotto quello cinematografico. CANNES78. Séances Spéciales.
Non è un documentario, anche se si presenta così. In realtà The Six Billion Dollar Man ha il passo di un concitato thriller spionistico, senza respiro, molto anni ’70. Una specie di I tre giorni del Condor dove stavolta al posto di Joseph Turner detto “Condor” c’è Julian Assange, il cofondatore di WikiLeaks. Tra il suo volto e quello di Redford si potrebbe immaginare una dissolvenza. Il giornalista e programmatore australiano ha già qualcosa di cinematografico ed è stato portato sullo schermo attraverso Benedict Cumberbatch in Il quinto potere (2013) di Bill Condon. La caccia all’uomo però stavolta non è una finzione ma drammaticamente vera. Uno sceneggiatore non sarebbe riuscito a immaginare una storia come la sua. Figura centrale contemporanea sul diritto all’informazione, è salito alla ribalta nel 2010 per aver rivelato tramite WikiLeaks documenti statunitensi tenuti segreti riguardanti i crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti e i suoi alleati in Iraq e in Aghanistan. Rifugiatosi poi, dal 2012 al 2019, presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra dove ha chiesto asilo politico per evitare l’estradizione chiesta dalla Svezia (dove è stato accusato di stupro) e dagli Stati Uniti, è stato arrestato nel 2019 e rinchiusto nella Prigione Belmarsh (considerata la Guantanamo britannica) prima di essere rilasciato il 24 giugno dello scorso anno.
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Dopo aver mostrato ‘l’industria della guerra’ statunitense in Why We Fight. Perché combattiamo, la vita di Ronald Reagan nel documentario del 2011 e aver creato un parallelismo tra la vita di Elvis Presley e il suo paese impegnato nella campagna elettorale del 2016 che ha portato alla Presidenza Donald Trump in Promised Land, con The Six Billion Dollar Man Eugene Jarecki ha avuto un accesso privilegiato agli archivi di WikiLeaks utilizzando filmati, documenti e testimonianze totalmente inedite.
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Il documentario parte dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra che è diventata per sette anni il suo quartier generale ed era più simile a un’abitazione per mettere a fuoco un ritratto dalle molteplici identità. Chi è Julian Assange? Un eroe, un paranoico, un giornalista che crede nella libertà del”informazione, un nemico del popolo? “Assange può essere brillante ma anche crudele, lo ha definito Holger Stark, redattore di Der Spiegel
Suddiviso in sette capitoli e un epilogo, The Six Billion Dollar Man (il titolo fa riferimento alla cifra che il governo americano era disposto a pagare a quello ecuadoregno di Lenin Moreno pur di avere Assange), mette a nudo un paese dove nessuna Presidenza (non solo Trump ma anche Obama e Biden) ne esce pulita e che si è preoccupata più di capire il motivo della fuga di notizie che quello dei crimini commessi. Attraverso le testimonianze, tra gli altri, di Edward Snowden, Pamela Anderson (sua amica), David Leigh che è caporedattore delle inchieste del The Guardian e che ha pubblicato anche il libro Wikileaks. La battaglia di Julian Assange contro il segreto di stato, l’ex-presidente ecuaderegno Rafael Correa e l’avvocato di WikiLeaks Stella Morris che poi è diventata sua moglie, viene ricostruito un attacco senza precedenti, con 18 capi di accusa tra cui quello di hacker. Tra minacce, ricatti, accuse, notizie soppresse esce fuori il ritratto più completo che dia stato fatto su di lui fino adesso, impeccabile fal punto di vista giornalistico e dal ritmo serratissimo sotto quello cinematografico. Particolarmente inquetante è l’intervista a Sigurdur Ingi Thordarson (“Siggi the Hacker”), che ha fatto parte di WikiLeaks dal 2010 ma poi si è scontrato con Assange e ha fatto la spia per l’FBI. Se non si conoscesse la sua storia, si rimarrebbe senza fiato in attesa di conoscere l’epilogo.






















