The Slaughter – La mattanza, di Dario Germani

Da Fulci ad Argento passando per Rob Zombie e lo slasher, cerca nei lidi passati dell’horror la giustificazione stessa della sua sopravvivenza, recuperandone solo in parte le stratificazioni di fondo

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Pochi generi come l’horror possono davvero contare su una mitologia complessa e frastagliata, che sulla base delle sue configurazioni passate, permette ai singoli racconti di vivere e (ri)vivere in orizzonti e situazioni progressivamente diversi. Secondo un contesto estetico che (auto)riproduce le proprie immagini, a partire proprio dalle numerose variazioni di cui esse stesse sono continuamente oggetto. E come sedimenti che si depositano sulla sabbia per creare nuovi materiali, anche in The Slaughter – La mattanza il passato dell’horror è centro unico di generazione di tutte le sue proprietà, a livello sia iconografico che testuale.

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E in linea con gli horror post-classici in stile Rob Zombie, il film di Germani ingloba ogni particella atomica del cinema dell’orrore – sia nostrano, che nordamericano – già a partire dal suo convenzionalissimo incipit. Un gruppo di 7 ragazzi vuole trascorrere una nottata all’insegna dello svago e del sesso, da passare in uno stabilimento (solo) all’apparenza riservato. Ma la casa in questione non è nient’altro che un famoso laboratorio cinematografico di sviluppo e stampa, dove sono stati prodotti alcuni dei film di exploitation più essenziali della tradizione horror italiana. E in un luogo in cui albergano letteralmente gli “orrori” del passato, tutti i personaggi/vittime diverranno perciò preda della furia omicida di un inarrestabile assassino. Uno ad uno cadranno, perché così vuole la mitologia dello slasher, attorno a cui The Slaughter – La mattanza fa ruotare l’intero universo figurativo delle narrazioni orrorifiche di derivazione occidentale. Dalla stilizzazione di Profondo rosso alla visceralità di Fulci, passando per la goliardia grandguignolesca dei torture porn e degli slasher americani, il film cerca nei codici passati la giustificazione della sua stessa sopravvivenza diegetica, recuperandone solo in parte le stratificazioni di fondo. Perché a contare per The Slaughter – La mattanza è solo una cosa: ovvero presentarsi come mero corpo testuale attraverso cui connettere al tempo presente le influenze più disparate della storia dell’horror cinematografico. Per dimostrare, che sul grande schermo, la spettacolarizzazione della paura resta sempre attuale.

Titolo originale: id.
Regia: Dario Germani
Interpreti: Jason Prempeh, Robert Madison, Tonia De Micco, Fabrizio Bordignon, Tashi Higgins, Janice Quinol, Samuel Kay, Nadia Rahman, Jessica Pizzi, Roberto Luigi Mauri
Distribuzione: Flat Parioli
Durata: 78′
Origine: Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.8
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Il voto dei lettori
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