The Smashing Machine: le musiche ambient-jazz di Nala Sinephro
La compositrice e polistrumentista belga-caraibica approda al suo primo lavoro per il cinema, portando il suo mix di jazz, ambient e minimalismo sul grande schermo
Se l’attenzione alla musica è sempre stata una cifra caratteristica dello stile dei fratelli Safdie – basti pensare alla colonna sonora di Diamanti grezzi, composta dal musicista sperimentale Oneohtrix Point Never -, sembra che anche nell’esordio in solitaria di Benny Safdie questa continui ad occupare un posto di primo rilievo. In The Smashing Machine, infatti, le immagini che raccontano la storia del lottatore di MMA Mark Kerr sono costantemente accompagnate da un tappeto sonoro ambient-jazz creato appositamente per il film dalla giovanissima Nala Sinephro. Classe 1996, la compositrice belga di origine caraibica ha pubblicato due album prima di scegliere di dedicarsi alla colonna sonora del film di Safdie, sua prima esperienza di composizione cinematografica, disponibile dallo scorso ottobre in streaming.
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Certamente, la scelta di Safdie di orientarsi su una compositrice non specializzata in musica da film rientra in una certa tendenza del cinema contemporaneo a rifuggire dai tradizionali compositori cinematografici per orientarsi piuttosto su artisti provenienti da altri contesti musicali. Oltre al già citato Oneohtrix Point Never per i Safdie, viene in mente la quasi ventennale collaborazione tra Paul Thomas Anderson e Jonny Greenwood, il chitarrista dei Radiohead che ha firmato le colonne sonore dei suoi lungometraggi da Il petroliere al recentissimo Una battaglia dopo l’altra; o alla band indie inglese Tindersticks, le cui note malinconiche accompagnano gran parte della filmografia di Claire Denis sin da Nénette et Boni, raggiungendo probabilmente il punto più compiuto del loro sodalizio con il lavoro sulle sanguinose e meste immagini di Cannibal Love – Mangiata viva.
Evidentemente, mentre la natura improvvisativa del jazz di Nola Sinephro ben dialoga con la macchina a mano di Safdie, la componente ambient e minimalista della sua musica si presta ad avvolgere le immagini cinematografiche, portando avanti una tradizione di intrecci tra musica minimal e cinema che ha interessato alcuni tra i più grandi esponenti del genere, dal Music For Films di Brian Eno, a Philip Glass a Max Richter. Attualmente residente in Inghilterra, Sinephro ha esordito nel 2021 con Space 1.8, un album che, unendo jazz e ambient, sceglie, accanto a strumenti tradizionali delle sonorità jazz come batterie, tastiere e sassofoni, arpe che rendono quasi automatico l’accostamento ad Alice Coltrane e synth che richiamano l’introspezione meditativa dello Yoshimura di Music for Nine Post Cards, mentre le rarefazioni timbriche e le atmosfere dilatate ed anticlimatiche rimandano al post-rock dei Sigur Ròs. Questo approccio che ibrida senza timore jazz, ambient, minimalismo ed elettronica avvicina fin dall’esordio Nala Sinephro alla contemporanea scena del nuovo jazz londinese, che ruota attorno a musicisti come Nubya Garcia e Shabaka Hutchings.
In Endlessness, secondo album di Sinephro, uscito nel 2024, le similitudini con Space 1.8 sono lampanti, a partire dai titoli assegnati ai brani. In entrambi i casi, infatti, la compositrice sceglie una sola parola – space per il primo album, continuum per il secondo – che declina nelle diverse tracce, affiancando a ciascuna un numero progressivo. In questo modo, Sinephro crea uno spazio sonoro che, abbandonando strutture rigide e predefinite, preferisce piuttosto lasciarsi andare ad un flusso continuo e meditativo, quasi spirituale, che trova i suoi punti di forza nelle quasi impercettibili modulazioni e nelle ampie dilatazioni temporali. In questo senso, anche nei brani che accompagnano The Smashing Machine, pur ricorrendo in maniera meno esplicita alle dilatazioni temporali e calcando più la mano sulla componente jazz, l’atmosfera meditativa e riflessiva prevale, dimostrando come la fusione dei tre generi sappia ben intrecciarsi alle immagini cinematografiche scandendone il flusso narrativo.



















