The Special Need, di Carlo Zoratti

the special needCarla: Cos'è che ti piace tanto delle donne Enea? Enea:…perchè sono vestite, perchè sono truccate, perchè sono bionde o more...

Carla: quindi questa porta mi piace perchè ha la maniglia, ha la serratura…tutte le porte ce l'hanno…ma c'è qualcosa di più. Questa mi piace perchè è più bella, perchè mi serve.

Enea: le ragazze mi piacciono perchè voglio baciarle, voglio farci sesso...

Carla: cosa ti manca Enea? Enea: mi manca l'amore!

 

 

Il ventinovenne Enea, sulla carta d'identità un minore, è in stato confusionale quando parla di ragazze. Ne ha una naturale e indiscriminata propensione quasi fosse un bambino in preda ai primi subbugli magmatici delle emozioni, e al contempo ne è attratto spasmodicamente come un adolescente che ancora non sa bene quali desideri gli covino dentro ma (sente) così potenti da muoverlo.

Enea ha una necessità quella di fare finalmente l'amore, ma la 'classificazione' sin dalla tenera infanzia come autistico (con tutte le conseguenze giuridiche) e il suo modo di fare così terribilmente sincero, non filtrato da limitazioni di sorta, gli portano in dono il drammatico essere scanzato e rifiutato dalle donne cui si avvicina.

Gli amici di sempre Alex e Carlo (regista) hanno costruito con il giovane una fresca complicità che la mdp rivela, cristallina, tutta da scoprire. Nell'annullamento del giudizio circa i bisogni reciprocamente imprescindibili emergono le fragilità più vere di cui è pregna la condizione dell'autismo nel nostro Paese senza abbandoni repentini a banali pietismi. Alex e Carlo vogliono aiutare Enea a soddisfare le sue pulsioni The Special Need di Carlo Zoratti– dieci ragazze per me ad un certo punto sembra dire – che la psicoterapeuta Carla ha diretto verso un obbiettivo più realistico e specifico: la ricerca di amore (proprio) nella scoperta anche fisica dell'altro. Un on the road dal nord est all'Austria. Battute tutte le strade resta la Germania con il piccolo gioiello della casa aperta di Treben.

Il percorso in autostrada è già tutto indicativo di quello che troveremo tra le braccia di Ute. Il limite divisorio solcato è una linea rossa sulle lettere: Italia e le magliette stese fuori dal furgone Volkswagen, lanciato verso nuove esperienze, tre colori di una 'bandiera' lacerata che si fa sempre più (e non ricercatamente) simbolo inconsistente. La sessualità nello spazio della 'disabilità' (confinato in Italia) si libera divenendo spazio dell'essere umano (in Germania), così Enea può sospirare ai compagni di viaggio raccontando: "ci siamo toccati, ci siamo leccati, ci siamo fatti il solletico"

Lo sfaldamento tutto italiano del confine tra fiction e documentario è superato dal movimento del cinema del Nord est. Si va sul Tir di Branko, con il nipote scemo di Zoran a tirar freccette in quella terra di mezzo che è sempre stata il Friuli, e fuori da lì alla ricerca imperterrita ed inquieta della propria mancata identità. La culla italiana della mitteleuropa accogliente ma non troppo, segnala che i confini non bastano, che le garanzie non esistono, ma quando necessarie si possono cercare altrove. Il non essere specificamente qualcosa o qualcuno di Zoratti (iscritto nel dna friulano per ragioni storiche), sta cogliendo i suoi frutti lungo il sentiero ambiguo che, del 'non sapere' da dove si viene e dove si va, fa la sua visione personale.

 


Regia: Carlo Zoratti

Interpreti: Enea Gabino, Carlo Zoratti, Alex Nazzi, Bruna Savorgnian, Carla Maneghin, Pia Covre, Carla Corso, Ute Prankl, Lothar Sandfort, Francesca Mucignat, Nerino Gabino, Elia Gabino

Distribuzione: Tucker Film

Durata: 84'

Origine: Italia/Germania, 2013