The startup, di Alessandro D’Alatri

Matteo ha 18 anni e vive a Corviale. Appassionato di nuoto agonistico è fidanzato con Emma e indeciso, come tutti i giovani, sul suo futuro. Finché un giorno, dopo un’ingiustizia subita, a Matteo viene in mente un’idea che potrebbe rivoluzionare il mondo del lavoro in Italia: Matteo si inventa Egomnia, un social network che grazie ad un algoritmo è in grado di posizionare i curricula in base al merito di ciascuno, favorendo al meglio l’interazione fra domanda e offerta nel mondo del lavoro.
Quella di Matteo Achilli è una storia vera: diciottenne romano cresciuto in estrema periferia, grazie a Egomnia ha conosciuto la notorietà ed è considerato al momento il terzo under 30 più influente nel mondo degli affari. Effettivamente Egomnia conta ora più di 850 mila iscritti e 1200 aziende clienti tra cui Microsoft, Vodafone, Heineken ed Ericsson.

The startup di Alessandro D’Alatri coglie i mille spunti di questa storia per affrontare più temi contemporaneamente: il discorso della meritocrazia in Italia, la lotta ai favoritismi e alla disoccupazione giovanile, la parabola di ascesa e discesa di un personaggio la cui nuova idea implica un cambiamento repentino di vita che lo porta in un primo momento a tradire gli affetti più cari. Tutto questo è raccontato con una regia spedita e scattante, volta a restituire la forza e la grinta di un giovane diciottenne lanciato nel mondo degli adulti a far valere la propria posizione e la propria idea. Un mondo adulto in cui si sente dire: “Perché dovrei prestarti centomila euro? Mi ci finanzio tre pizzerie, apri un blog su internet piuttosto”. Certe brutte questioni dell’Italia di oggi emergono sullo schermo, un Paese che pensa poco ai suoi giovani e non solo ai giovani, un Paese che pensa poco in generale alla qualità della vita del suo popolo. È davvero giusto arrivare a credere che l’unico modo per riuscire in Italia sia quello di entrare nel campo della ristorazione?
La storia di Matteo Achilli scelta dal produttore Luca Barbareschi vuole infondere ottimismo, raccontando al suo pubblico che anche in Italia è possibile, se si lotta fino in fondo, raggiungere il proprio scopo. Tutto è giocato sul restituire l’energia e l’adrenalina che si prova all’inizio di un progetto, quando si crede a una propria idea fino in fondo, quando si è giovani e tutt’altro che svogliati. Così D’Alatri si abbandona alla velocità delle immagini, a un racconto che passa rapidamente da Corviale alla Bocconi milanese.

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Ma è proprio la messa in scena di questa vita che diventa adrenalinica a non filare del tutto, così il cambiamento di vita del personaggio accade sullo schermo in un modo che a tratti risulta irreale. Forse sarebbe bastato sacrificare i ridondanti sottofondi musicali che spesso sembrano volti a facilitare eccessivamente certe fatiche di scrittura. Fatiche queste necessarie alla riuscita non meccanica e a tratti un po’ artefatta di una classica storia di ascesa, declino e redenzione. Una sensazione acuita da una recitazione che restituisce spesso (come nel caso dell’attore protagonista Andrea Arcangeli) uno stereotipo più che personaggi stratificati, e da atmosfere certamente ispirate a situazioni esistenti, ma raccontate in modalità che sembrano non appartenere troppo al nostro cinema più genuino.

Regia: Alessandro D’Alatri

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Interpreti: Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Matilde Gioli, Luca Di Giovanni, Matteo Leoni, Guglielmo Poggi, Lidia Vitale, Federigo Ceci, Loris Loddi, Massimiliano Gallo
Origine: Italia, 2017
Distribuzione: 01
Durata: 97′

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