The story of life – Gli ultimi giorni di Jimi Hendrix

I giornalisti musicali Enzo Gentile e Roberto Crema narrano il capitolo finale della vita di un artista tormentato, restituendo una realtà dei fatti esaustiva e opposta al sensazionalismo mediatico

In occasione del 50esimo anniversario della morte di Jimi Hendrix, arriva un libro che racconta le ultime settimane della sua breve vita.

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Si parte con la prefazione di Leon Hendrix, l’omaggio sentito di un fratello disgustato da una narrazione mediatica invasiva, fatta di pregiudizi e distorsioni di una vita caotica ma meno spregiudicata nel consumo dell’alcol e delle droghe rispetto al pettegolezzo del gossip giornalistico. Dalle parole di Jimi Hendrix si evince, al contrario, una condanna verso la generazione del trip, posizionandosi in piena controtendenza agli anni della controcultura giovanile. Quando un giornalista gli chiede cosa ne pensasse del concetto di sogno legato agli effetti dell’LSD, Jimi gli risponde non parlando dello sostanza, ma spiegando che quel tipo di stato d’animo psichedelico è possibile ottenerlo anche con la musica, perché la gente ha bisogno di uno spunto per sognare.

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Hendrix vive per la musica, e la sua chitarra vive per lui. Ha intenzione di creare una band che realizzi un sound capace di mischiare tutti i generi musicali. Sogna uno studio in cui far esibire musicisti di qualsiasi tipologia per trovare un linguaggio musicale comprensibile a chiunque, definendolo un vortice di immagini infinite.

Il libro purifica dalle tossine dell’immaginario collettivo la rockstar di Seattle che viene pedinata giorno dopo giorno da un lavoro di cronaca che segue, senza mettere da parte nulla, gli appuntamenti precedenti all’inaspettata e controversa morte: dal festival sull’isola di Wight, al tour tra Svezia, Danimarca, Germania e il ritorno a Londra. Il resoconto segue tutte le dinamiche delle frenetiche giornate, riportando perfino l’autopsia del corpo di Hendrix. La struttura del racconto è alternata da particolari postumi al decesso del musicista raccontati da persone vicine a Jimi, e da una narrazione in terza persona che ricorda i concerti che scandiscono gli ultimi viaggi e le ultime interviste, lasciando passare l’idea di uno spettacolo musicale secondo la visione hendrixiana, comunitaria ma anche intima, contraria al caos di Woodstock che non permetteva di entrare in empatia con l’immenso pubblico che assiste allo spettacolo.

La sensazione è quella di un testamento, di un canto del cigno che vedono un Hendrix stanco dagli slogan pacifisti, disilluso dal sistema carnevalesco che lo circonda. I giornalisti lo assaltano di domande, lo cercano nei camerini, non gli danno respiro. Viene catapultato da un aereo a un altro. La sua anima è stanca e dolorante. Le performance dei suoi concerti ne risentono, sono altalenanti e ci vuole del tempo per ottenere il riff giusto. Quando non avrà più nulla da dire con la musica vorrebbe ritirarsi alle Hawaii, rimanerci e cancellare le tracce. Un destino che le leggende e le teorie alimentano per molti artisti del rock che, come spiriti ribelli figli della controcultura, non riescono a vivere in una società tradizionale perché distanti dai canoni della morale tradizionale. Una serie di piccoli discorsi più o meno lunghi accompagnano i momenti successivi alla morte. Sono frammenti postumi da parte di medici, sergenti di polizia, giornalisti e conoscenti che indagano le motivazioni del drammatico avvenimento, e ricordano le imprese musicali di un grande artista durante il suo funerale, trasformando il triste evento in un ultimo concerto come Jimi aveva espressamente richiesto.

 

The story of life – Gli ultimi giorni di Jimi Hendrix
di Enzo Gentile e Roberto Crema
336 pagine
Baldini e Castoldi
20

 €

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