"The Strangers", di Bryan Bertino

liv tyler e the mask man in the strangers Una giovane coppia amoreggia in una villa isolata: i due si baciano, si sfiorano e si toccano cercando di perdonarsi una proposta di matrimonio rifiutata. In questa scena così domestica, nel cuore della notte, sentono bussare alla loro porta: il suono non è solo una violazione della loro intimità, ma è di suo già una minaccia. Per analogia tematica, è impossibile vedere The Strangers senza pensare a Funny Games di Michael Haneke. Allo stesso tempo, è difficile non riuscire ad attribuire a questo piccolo e sorprendente thriller americano un primato evidente sull’opera di uno dei più acclamati e premiati autori del cinema europeo. Una superiorità che trascende la dimensione estetica o etica su cui il regista austriaco presume di poter dire tutto e il suo contrario, ma va direttamente al centro della sensazione cinematografica. Basta citare il primo grande brivido che regala il film: in primo piano, una scossa Liv Tyler cerca di calmarsi con un bicchiere d’acqua: in profondità dell’inquadratura, escluso dalla portata del suo sguardo, ma nel cono visivo dello spettatore, il fuori campo fino a quel momento accennato si presenta nella forma di un'inquietante e disturbante figura incappucciata. Quel malessere che in Haneke è così spocchioso e concettuale (il cinema per lui non è mai un fine, ma solo un mezzo), in The Strangers diventa uno stato d’ansia (l’immortale trucco dell’interno che perde il suo valore di rifugio, per diventare una trappola da cui non si può più fuggire) con un’arma esclusivamente cinematografica, funzionale nella sua pura essenzialità di immagine. L’esordiente regista e sceneggiatore Bryan Bertino ha una qualità invidiabile per un giovane che si cimenta con il genere: pur facendo iniziare il film dal suo epilogo (dei bambini chiamano il 911 per avvisare di aver trovato un massacro in una casa), riesce infatti a far capire subito allo spettatore che avrà poche certezze, specie sul limite e sulle regole che si è dato prima di iniziare il suo gioco. Potrebbe essere rassicurante, come quello a cui tanto horror degli ultimi anni ci ha abituato, ma anche no: un’imprevedibilità che da al film la tensione necessaria ad arrivare fino alla fine. Sicuramente, Bertino ha viliv tyler in the strangerssto Ils, piccolo esempio frances e del 2006 (i due registi – David Moreau e Xavier Palud – hanno già fatto il grande salto verso Hollywood) da cui riprende la suggestione di vendere il film come una storia vera. Un altro stratagemma che non fa che confermare come The Strangers si presenti in modo onesto, senza ambizioni particolari e senza ambiguità. Un thriller robusto, che sfrutta al meglio i pochi mezzi a disposizione: un sound editing azzeccato, specie per le musiche d’ambiente decontestualizzate, e una sorprendente Liv Tyler, che spinge alla partecipazione emotiva nella sua condizione di donna braccata e del tutto incredula dell’incubo – che è sempre la comune paura di essere abbandonati al pericolo – in cui è precipitata.

---------------- inserzione pubblicitaria ---------------
----------------------------------------------------------------

 

 

Titolo originale: id.

Regia: Bryan Bertino

Interpreti: Liv Tyler, Scott Speedman, Peter Clayton-Luce, Laura Margolis, Kip Weeks, Glenn Howerton, Gemma Ward

Distribuzione: Universal

Durata: 90’

Origine: Usa, 2008