The Teacher, di Farah Nabulsi
Un thriller di denuncia imperfetto ma potente e più urgente che mai, dove a volte sembra di tornare (giustamente) ai film sull’Olocausto. Con un Saleh Bakri in stato di grazia
Un uomo e un ragazzo siedono su un divano. Si chiamano Basem (Saleh Bakri) e Adam (Muhammad Abed El Rahman). Il primo è un insegnante di inglese e il secondo uno dei suoi studenti, di cui Basem ha preso a cuore le sorti. Attorno a loro, solo macerie: la casa di Adam e della sua famiglia, in Cisgiordania, è stata appena demolita per ordine del governo israeliano. “C’è un ordine di demolizione per tutte le nostre case”, spiegherà in seguito il professore alla volontaria inglese – nonché interesse amoroso – Lisa (Imogen Poots), che lavora con lui nella stessa scuola. “Questa volta è toccato a loro”, domani a qualcun altro.
Nel cortometraggio candidato all’Oscar The Present, l’opera precedente di Farah Nabulsi del 2020, al protagonista (anche in quel caso interpretato da Saleh Bakri) veniva impedito di tornare alla propria abitazione dai militari di un posto di blocco. In The Teacher, il suo lungometraggio d’esordio, la regista afferma con fermezza e senza troppi giri di parole ciò che appare chiaro sotto gli occhi di tutti da oltre due anni (e forse avrebbe dovuto esserlo già da molto prima): i palestinesi non hanno più dimora. E se sono così fortunati da essere lasciati in pace dalle forze dell’IDF, si tratta solo di una tregua momentanea, perché quella in cui sono costretti a vivere è un’enorme “house of dynamite” pronta a esplodere in odio e violenza da un momento all’altro. Come quando il fratello maggiore di Adam, nel semplice tentativo di proteggere gli ulivi della propria terra da un colono che stava dando loro fuoco, viene freddato senza esitazione. O quando l’esercito isrealiano irrompe in un intero villaggio, sparando indiscriminatamente sui civili: forse questa è la scena più agghiacciante dell’intero film, potenziata dal fatto che in quel momento Nabulsi scelga di non uscire, con la macchina da presa, dalla casa del protagonista – quasi a voler proteggere, con la propria invisibile presenza, quel poco che ne è rimasto – e si concentri sul corpo e sul volto pieni di orrore e lacrime di Saleh Bakri. L’attore regge senza problemi sulle proprie spalle l’intero impianto drammatico di The Teacher e ci consegna una prova di recitazione superlativa, intensa, fatta di sguardi ora compassionevoli, ora autorevoli, ora furiosi, ma anche di vene pulsanti e di muscoli tesi, costantemente trattenuti da una forza di volontà incrollabile, dovuta anche alla consapevolezza della propria impotenza.
Basem El-Saleh diventa così una figura quasi sovrumana e salvifica, che si fa carico di tutta la resilienza e disperazione della sua popolazione: nonostante le incessanti vessazioni, i traumi familiari, i rimorsi, possiede ancora un incredibile desiderio di rivalsa e nei suoi occhi si legge la fredda lucidità di chi ha compreso il valore della pazienza. Ma si legge, soprattutto, l’infinita capacità di amare e di prendersi cura del prossimo di un uomo che ha messo da parte la ribellione armata in favore di una silenziosa, sommessa, invisibile. E ha scelto di dedicare la propria vita a salvaguardare le nuove generazioni, aiutandole a prendere coscienza di loro stesse, perché il futuro è loro e a loro toccherà fare sì che la vita di un israeliano non valga più “mille volte quella di un palestinese”.
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Non importa, allora, se la realizzazione (e ambientazione) di The Teacher risale a poco prima del 7 ottobre 2023, al contrario di opere come La voce di Hind Rajab o Put Your Soul On Your Hand and Walk, che hanno scelto la via documentaristica (o una via di mezzo, nel primo caso). Nabulsi percorre invece quella della fiction – parziale, perché qualche elemento autobiografico c’è, a partire dall’alter ego Lisa, volontaria come lo era stata lei – e inevitabilmente cade in alcuni cliché, ingenuità di messa in scena e linee narrative superflue (la romance, su tutte).
Allo stesso tempo però il suo cinema trova anche picchi molto alti, tra momenti di grande tensione da thriller puro dove sembra di tornare (giustamente) alle atmosfere dei film sull’Olocausto, commoventi confessioni fatte col cuore in mano e un paio di brevi ma memorabili confronti – prima con un ufficiale dell’IDF e poi con il padre di un soldato israelo-americano rapito e tenuto in ostaggio – in cui due realtà opposte si trovano faccia a faccia. E con un finale che apre ad un possibile spiraglio di luce in fondo al tunnel, la denuncia della regista non perde un grammo della propria forza. Anzi, si fa più urgente che mai.
Titolo originale: id.
Regia: Farah Nabulsi
Interpreti: Saleh Bakri, Imogen Poots, Muhammad Abed El Rahman, Stanley Townsend, Paul Herzberg, Mahmoud Bakri, Andrea Irvine
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 115′
Origine: Regno Unito, Palestina, Qatar, 2023


























