The Tunnel to Summer, the Exit of Goodbyes, di Tomohisa Taguchi

Intruppa la noia dell’adolescenza con i più banali stereotipi romantici e non riesce mai ad andare oltre l’esilità della trama. Tratto dall’omonima light novel di Mei Hachimoku del 2019.

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Di fronte a tanta improponibile melassa verrebbe da rispondere con un’acidità altrettanto superata. Otto anni di attesa per coronare una casta frequentazione adolescenziale durata appena un mese, e tredici anni di sospensione esistenziale per darsi un bacio sulle labbra mentre attorno quasi tutti i coetanei provavano la furia della carne, più che un lieto fine dovrebbe rappresentare, per i giovani spettatori a cui è rivolto precipuamente The Tunnel to Summer, the Exit of Goodbyes, un memento amare semper. Perché piuttosto che schermarsi di fronte alla fragilità dell’adolescenza – spoiler, tutte le età lo sono, come dimostra nell’unica via di fuga interessante del film il padre di Kaoru che affronta il lutto della figlia e la separazione della moglie cedendo alle facile lusinghe dell’alcol e della vile colpevalizzazione dell’unico componente rimasto del nucleo familiare disgregato – bisogna imparare a vivere da subito se non si vuole passare il resto della vita a rimpiangere ciò che si è perso nella prima parte.

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Tratto dall’omonima light novel di Mei Hachimoku del 2019, il film di Taguchi racconta la storia dell’incontro tra lo scialbo studente Kaoru e la ben più vivace Anzu, trasferitasi nel paese di campagna in cui è ambientata la vicenda dopo essere stata abbandonata dai genitori. Tra i due ragazzi si crea subito, complice anche lo scambio di un ombrello da pioggia, un legame speciale basato sull’empatia dei drammi familiari che angustiano entrambi. Un giorno i due scoprono per caso il tunnel di Urashima che, come gran parte dei luoghi magici, dona un immenso potere a patto di altrettanti sacrifici: al suo interno infatti il tempo scorre molto più velocemente che all’esterno ma chi ha l’ardire di attraversarlo ottiene ciò che desidera. Anzu e Kaoro studiano allora di concerto un modo per imparare a gestire lo sfasamento temporale pur di soddisfare i loro desideri. Ma paradossalmente proprio il nascente sentimento del loro rapporto incrinerà i loro piani…

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The Tunnel to Summer, the Exit of Goodbyes è un film che purtroppo non riesce mai ad andare oltre l’esilità della trama da romanzetto wattpad su cui è imbastito. Pur occhieggiando più volte all’ultimo e più celebre dei padri nobili del genere di formazione romantico sci-fi, il Makoto Shinkai di Your Name. e Suzume, Taguchi ripropone infatti tutti gli stereotipi del genere senza approfondirne nessuno. Il doppio coming of age dei due protagonisti da una parte s’affida in maniera pedestre alla difficoltà del lutto da elaborare – singolarmente, come purtroppo capita spesso nelle rappresentazioni audiovisive di una società ferocemente individualista come quella giapponese -, dall’altra non fornisce nessuna coloritura particolare alla passione prima e al lavoro poi da mangaka di Anzu. Più interessato a sottolineare la dolce medietà dei suoi protagonisti, l’anime lascia che anche il motore fantascientifico della vicenda, il tunnel del titolo, sia scenograficamente appannaggio di svogliate texture in CGI, prive di profondità spaziali oltre che mitopoietiche (piattissima sia la descrizione del suo funzionamento temporale che il riferimento leggendario da cui nascerebbe). A latitare è quindi proprio uno sguardo che non sia semplicemente al servizio di una commedia/dramma romantica tesa a mostrare, in una delle maniere più industriali e senz’anima della recente animazione del Sol levante, che la luce d’amore esiste in fondo anche ad un tunnel lungo anni.

 

Titolo originale: Natsu e no tunnel, Sayonara no deguchi
Regia: Tomohisa Taguchi
Distribuzione: Anime Factory, etichetta di proprietà di Plaion Pictures
Durata: 83′
Origine: Giappone, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2
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Il voto dei lettori
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