The Vast of Night – L’immensità della notte, di Andrew Patterson

Riportando lo sguardo alla fantascienza d’altri tempi ci si potrebbe scontrare con un mondo ancora pieno di incertezze e con tante domande da esporre. Abituati oggi ad una rappresentazione aliena benevola grazie alla favola fantascientifica Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg, ci siamo forse dimenticati del forte dubbio che ha sempre attanagliato il mondo sul fronte extraterrestre: se ci sono altre forme di vita la fuori, sono buone o cattive? Un quesito naturalmente racchiuso nella nostra concezione di bene e male ma che ha spopolato sugli schermi forse a partire dallo stesso Viaggio nella luna di Georges Méliès.

Ambientato negli anni ‘50, The Vast of Night – L’immensità della Notte, del regista emergente Andrew Patterson, è il nuovo Sci-Fi distribuito da Amazon Prime Video, che con la propria personalità volutamente retrò prende coraggio per ricordare agli spettatori cosa c’era prima. Tra un importante piano sequenza della durata di cinque minuti, un’immagine sgranata e un forte rumore di sottofondo nasce una storia fatta di sensazioni, atta a ricordare il come, se ben costruita nella sua messa in scena, anche una trama semplice può diventare intrigante e dare spazio all’immaginazione; nonostante la conclusione si appoggi ad un cliché un po’ troppo abusato. Cayuga, New Mexico. La giovane centralinista Fay (Sierra McCormick) e il suo amico DJ Everett (Jake Horowitz) si troveranno coinvolti in un’angosciante ma stuzzicante situazione: la sera della partita di basket in una scuola locale che raggruppa tutta la cittadina, le frequenze radio impazziscono e trasmettono un misterioso quanto inquietante suono ripetuto. I due sono costretti, anche per senso di avventura e desiderio di scoprire la verità, ad indagare sull’evento, sviscerando così un segreto che da tempo è celato alla comunità.

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The Vast of Night è un film autoprodotto e girato in soli 17 giorni che con pochissime risorse è riuscito a tessere l’illusione dell’epoca che racconta e di un’opera in pellicola ricca di suspense. Questo grazie alla complessa fotografia – le cui riprese, dal momento che la storia si svolge nell’arco di poche ore notturne, si sono svolte all’alba e al tramonto girando a 2000 ISO – e, soprattutto, all’uso claustrofobico del suono; quando manca la prima, sostituita più volte da uno schermo nero, il suono continua, costringendo lo spettatore ad ascoltare col fiato sospeso più che a guardare. L’opera attinge da altri generi cinematografici oltre il fantascientifico, come il giallo o anche l’horror, che rendono possibili gli esercizi di stile messi in scena dal regista che sottolineano l’intensità della narrazione. La macchina da presa alterna lunghi piani sequenza in movimento con inquadrature fisse, schiacciando i personaggi per mettere in mostra il senso di inquietudine che rappresentano, fino ad inserire stacchi più frenetici, quasi violenti, che amplificano la sensazione di disagio.

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Curiosa la scelta dell’ambientazione anni ‘50, dal momento che, anche per quanto riguarda la fantascienza, in ogni suo sottogenere, la nuova tendenza è quella di rappresentarla negli anni ‘80. Ringraziando dunque l’autore per non aver ceduto a un’altra opera in bicicletta, con giochi di ruolo, Star Wars e zainetti Invicta, ci si può concentrare – stando sempre in un’atmosfera americana di provincia fatta di licei, fast food, divise scolastiche e passione per le macchine – sui continui rimandi alla guerra fredda, maccartismo, segregazione razziale e la minaccia UFO. Il fascino di un tempo a cui si è oggi meno abituati rispetto alle epoche successive – che avevano decisamente più distrazioni – che sognava ad occhi aperti macchine telecomandate, autostrade in tubi sottovuoto, telefoni con schermi uguali a quelli della TV e si emozionava per un registratore portatile. D’altronde è proprio negli anni ‘50 che il cinema di fantascienza è stato riconosciuto come genere autonomo. E sono gli anni ‘50 quelli delle prime trasmissioni televisive. Non a caso si entra in contatto con la narrazione proprio guardando un televisore di quegli anni che sta mandando in onda il film; il televisore appare altre volte nel corso della storia, suggerendo allo spettatore più di un’idea su cosa questo rappresenti: chi sta davvero guardando?

Dietro l’opera Sci-Fi si può trovare un concetto molto interessante da esplorare: la fantascienza del passato è sempre stata la rappresentazione di un futuro tragico, di alieni come mostri e di guerre tra gli stessi e l’umanità, ripartendo poi con Spielberg e la sua idea di extraterrestre sì misterioso, ma buono e positivo; invece negli anni ’90 e 2000 il genere spinge per riportare l’alieno come minaccia attraverso i disaster movie (La guerra dei mondi, Independence Day) o sfrutta il diverso per mostrare quanto può essere oscura l’umanità (A.I Intelligenza artificiale). Questo genere si scontra però con opere più positive, che trovano un epilogo assolutamente non violento in un viaggio proficuo pieno di meraviglia come Contact (e oggi Arrival), cultrici della fantascienza che celebra la comunicazione pacifica con l’ignoto, e Super 8 che, ri-umanizzando l’alieno, cambia nuovamente le carte in tavola, fino ad arrivare a Interstellar, che vede nell’universo un aiuto. The Vast of Night forse non ne ha la pretesa, ma sembra voglia riportare lo spettatore a liberarsi dalla comfort zone dei concetti filosofici conosciuti e lasciarsi trasportare dall’unico motore che non passa mai di moda: l’immaginazione. Il film di Andrew Patterson potrebbe essere un episodio televisivo di Ai confini della realtà, ma rimanda anche, soprattutto in fatto di trama, a film come Invaders, che pur immersi nella vecchia fantascienza di serie B degli anni ’50 riuscivano comunque a porsi dei dubbi sulle figure extraterrestri e sulla loro possibile malignità. Patterson non risponde alla domanda, chiedendo invece al pubblico, attraverso la sua opera, di immaginare la risposta.

Titolo originale: The Vast of Night
Regia: Andrew Patterson
Interpreti: Sierra McCormick, Jake Horowitz, Gail Cronauer, Cheyenne Barton, Gregory Peyton, Mallorie Rodak, Mollie Milligan, Ingrid Fease, Brandon Stewart
Durata: 90′
Origine: USA, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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