The Vatican Tapes, di Mark Neveldine

Non si può fare a meno di provare una certa delusione al cospetto di quella scena centrale, il rito dell’esorcismo, verso la quale si proietta, in costante crescendo, il senso attesa che scivola in un’angosciante tensione di The Vatican Tapes, ma che Mark Neveldine, già avvezzo a possessioni demoniache, anche se di tutt’altro genere, finisce per liquidare sbrigativamente, stando ben attento ad evitare ogni confronto con il capolavoro inarrivabile del genere firmato da William Friedkin. Oltre alla discutibilità delle a dir poco inesplorate suggestioni teologiche (non verremo mai a sapere cosa intendesse il cardinale Bruum con la criptica sentenza “dobbiamo allontanarci da Dio per poter sconfiggere il male”), la scena dell’esorcismo di Angela, la bionda protagonista dagli occhi strabuzzati prescelta dal Diavolo in persona per “camminare sulla Terra”, si riduce ad una manciata di trovate dimenticabili, alle quali non giova affatto la decisione di fare quasi del tutto a meno dell’immediatezza dell’effetto gore.

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the vatican tapesDi gran lunga più efficace è, invece, l’esorcismo che The Vatican Tapes, partendo in questo caso dal sottogenere delle possessioni demoniache, va operando nei confronti di quell’immaginario orrorifico ormai infestato dalla proliferazione indiscriminata del found footage. Insomma, nonostante il prologo del film, nonché il suo titolo possano far pensare all’ennesimo esercizio in stile mokumentary, Mark Neveldine rimaneggia la sceneggiatura originaria, che immaginava invece di raccontare l’avvento dell’anticristo proprio in found footage, per operare una decisa inversione le di rotta, dove viene progressivamente sconfessata l’idea che solo la finta immagine documentale possa tradurre il male. A questo proposito è emblematica la risposta che il fidanzato di Angela, riceve sul perché della posizione decentrata in cui si trova la telecamera amatoriale preposta a riprendere l’esorcismo. “Per non intralciare”, come a dire che il found footage non può più essere il giusto mezzo per guardare l’orrore.

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the vatican tapesMa se anche il gesto di allontanamento da un’estetica svuotata di senso dal suo abuso possiede un qualche interesse, The Vatican Tapes non riesce ad andare molto oltre la debolezza di un progetto che, tra motivazioni e personaggi irrisolti, ne sa qualcosa il povero Michael Peña relegato a poco più che mero spettatore in veste talare, si accontenta di una assai poco ispirata rivisitazione dell’intramontabile tema della lotta tra bene e male, lasciando ben presto da parte, a favore di una lettura il più semplicistica possibile, il discorso sulla sottile linea di confine tra follia, isterismo e possessione. Pur mettendo a segno un ottimo finale aperto, nel tentativo, forse, di strizzare l’occhio ad un sequel, e un paio di scene ad effetto, serve allora a ben poco il senso di perenne instabilità, più di superficie che di sostanza, che Mark Neveldine imprime alle immagini, abbandonando finalmente, dopo lo scioglimento del sodalizio con Brian Taylor, quell’odiosa idea di cinema come frullatore ipertrofico e senza centro che ha dato vita ai due detestabili capitoli di Crank e a Gamer.

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Quel che, alla fine, Neveldine ha da aggiungere al genere è solo una profezia involontaria. In The Vatican Tapes, uscito nelle sale statunitensi durante la scorsa estate, i corvi, messaggeri del Demonio, fanno vacillare la Chiesa.

 

 

Titolo originale: id.
Regia: Mark Neveldine
Interpreti: Olivia Dudley, Michael Peña, Kathleen Robertson, Djimon Hounsou, Dougray Scott
Distribuzione: Koch Media
Durata: 91’
Origine: USA, 2015