The Walk, di Giovanni Maderna

Giovanni Maderna riprende (quasi) senza pause Lino Musella in una passeggiata esistenziale, come nell’omonima opera di Robert Walser. Al Filmmaker 2021 di Milano

Sette rulli di una Kodak 16mm. La pellicola di The Walk, il nuovo film di Giovanni Maderna presentato in anteprima al Filmmaker Festival 2021, gira incessantemente, giusto il tempo di cambiare rullo una volta che il precedente è terminato. Lo spettatore segue, o meglio accompagna un uomo per una passeggiata.

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“Un mattino, preso dal desiderio di fare una passeggiata mi misi il cappello in testa, lasciai il mio scrittoio o stanza degli spiriti, e discesi in fretta le scale diretto in strada.”

Quell’uomo è Lino Musella, alter ego cinematografico di Robert Walser, scrittore svizzero ormai posto accanto a Kafka, Rilke e Musil. Il suo romanzo La passeggiata è la scommessa (vinta) di trascrivere la sensazione del camminare sulla carta. Cento anni dopo, il regista di Cielo senza terra, senza alcuna pretesa di emulazione, scommette di restituire lo stesso piacere attraverso lo strumento del cinema. Il monologo interiore che scorre senza sosta, pagina dopo pagina deve trovare una nuova forma di realizzazione. Il passo cadenzato delle parole che si susseguono, una dopo l’altra, nel romanzo di Walser, acquista una corporeità nell’incedere tutt’altro che spontaneo di Musella. Quasi assomiglia a una danza, eseguita insieme al cineoperatore Robbie Ryan, tra le vie di Roma.

“Non abbiamo bisogno di vedere nulla fuori dall’ordinario.” Ci muoviamo in uno spazio-tempo preciso (un’ora), fermandoci solo per delle rapide commissioni: mangiare una pasta aglio-olio e peperoncino, provare un vestito su misura, spedire una lettera piena di rancore. Il movimento è ciò che carica come una dinamo i pensieri del nostro compagno di viaggio ma soprattutto quelli del pubblico, i nostri. Ecco che il suo dialogo esistenziale, quello così perfettamente descritto nell’opera di Walser e reso altrettanto bene dall’espressività di Musella, diventa anche il nostro dialogo esistenziale.

La sala in questo può aiutarci ancora di più, nel ricreare un momento di intensa meditazione collettiva, in cui il movimento (quello scenico del protagonista ma anche il semplice scorrere delle immagini davanti allo schermo) è motore di contemplazione e riflessione. Piccoli particolari rapiscono la nostra attenzione, selezioniamo e distinguiamo quello che prima era solo un piccolo brusio di voci attorno al protagonista. Notiamo il pavé romano bagnato, reduce da un’intensa pioggia passeggera.

Lo spazio fisico dello schermo assume così un’importanza fondamentale in un film coraggioso quanto azzeccato. Che quasi involontariamente si sorprende con chi guarda di quello che gli sta accadendo davanti. Interiorità e esteriorità dialogano rullo dopo rullo, aumentando la portata esistenziale, da singolare a collettiva, dell’opera di Walser. L’incedere di chi è “divenuto interiorità” e che è pronto a catturare ogni singolo stimolo del mondo esterno, è reso con grande intensità da Musella. Ogni suo passo impresso sulla pellicola corrisponde ad una riga sulla carta stampata in un mare di pensieri, detti e non detti. Ma di chi sono questi pensieri? Suoi, del regista, nostri?

Forse, meritiamo tutti quanti una passeggiata per distrarci da noi stessi e cogliere finalmente ciò che è altro da noi. Che sia questo l’unico modo per comprendere veramente noi stessi? È necessario scappare, o meglio passeggiare fuori dal nostro tetro e ormai ammuffito spazio vitale. Walser e Maderna, due mezzi, due misure. Lettura e cinema sono gli strumenti adatti per “passeggiare” fuori dal grigiore in cui siamo chiusi dentro noi stessi?

“Lei non crederà assolutamente possibile che in una placida passeggiata del genere io m’imbatta in giganti, discorra con cantanti e con attrici, vada per boschi, imposti lettere pericolose e mi azzuffi fieramente con sarti perfidi e ironici. Eppure, ciò può avvenire, e io credo che in realtà sia avvenuto”

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.33 (3 voti)
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