The Wandering Earth, di Frant Gwo

I disaster movie insegnano che niente è più dannoso per l’uomo dei cambiamenti climatici. Per quanto esistano film come Contagion, che usa un virus come veicolo per l’apocalisse e rende pertanto la minaccia meno inesorabile, in quanto neutralizzabile dalla scienza medica, la maggioranza dei film apocalittici tende a presentare situazioni di gran lunga più disastrose e su ampia scala, arrivando a minacciare di far sparire l’intera umanità in un colpo solo, se non persino lo stesso pianeta. Il punto forte di questo porre l’umanità di fronte a situazioni di tale gravità è il modo in cui questi film finiscono con l’inneggiare all’eroismo, al sacrificio e alla cooperazione, mostrando cos’è davvero capace di fare l’uomo quando riesce finalmente a guardare oltre i propri limiti ed egoismo e dare il meglio di sè.

Eppure, nonostante al giorno d’oggi ci si trovi davvero di fronte ad una crisi climatica senza precedenti – e le lancette del Doomsday Clock siano più vicine alla mezzanotte di quanto siano mai state – è il Coronavirus, arrivato direttamente dalla Cina, a far scalpore e ad essere diffuso dai media, arrivando anche a mettere più paura alle persone comuni di quanto sembrino averne mostrata per il surriscaldamento globale in tutti questi anni. Circolano battute, complotti, fake-news, discussioni continue, allarmismo, e come succedeva proprio in Contagion non mancano i complottisti con le loro teorie atte a dubitare degli sforzi umani anche in casi dove risalta la collaborazione tra le nazioni.

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The Wandering Earth è allora un altro buon esempio di Disaster Movie che tiene a sottolineare come infatti l’umanità possa salvarsi da qualsiasi minaccia, ma solo ed esclusivamente con una cooperazione internazionale sincera.

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“Arriverà un giorno in cui potrai vedere Giove senza un telescopio. Papà tornerà.”

Una promessa fatta da un padre a un figlio, reminescente di altri simili promesse che hanno segnato la storia del cinema: da un padre che parla alla figlia di come al suo ritorno avranno la stessa età (Interstellar) a un altro che promette che tornerà sano e salvo dalla sua missione (Armageddon); o, ancora, una moglie che si fa promettere dal marito, per il bene dei propri figli, di non morire nello spazio (First Man). Il progresso scientifico non può che far leva sulle nuove generazioni, e la fantascienza non può che parlare di futuro. Non è raro quindi che i film hollywoodiani sci-fi, ancor più se apocalittici, raccontino di eroi che danno così tanto peso ai propri figli, promettendo loro di far ritorno a casa, o dei figli stessi che proseguono il lavoro iniziato dai loro genitori.

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Anche il kolossal cinese fantascientifico di Frant Gwo, The Wandering Earth, segue volontariamente l’eredità americana. Se sul piano narrativo il film cinese si ritrova indietro quasi di un ventennio, per quanto riguarda gli effetti speciali spicca la notevole messa in scena in CGI pirotecnica, con una visione estetica di un certo livello: le immagini sofisticate dell’universo ricordano vagamente The Tree of life di Terrence Malick; la dinamicità di quelle terrestri porta senza dubbio a Mad Max: Fury Road, soprattutto nelle action scenes a 4 ruote; e arrivano anche a riportare alla mente Snowpiercer, perlomeno per quanto riguarda la rappresentazione della nuova era glaciale. Non molto noto in Occidente, la sua distribuzione è stata sovrintesa da Netflix, che ricorda a Hollywood che non sono gli unici capaci di produrre kolossal faraonici con incassi da capogiro. È il film di fantascienza più costoso mai prodotto in Cina, nonché il suo secondo maggior incasso: ben 700 milioni di dollari.

Il film è un adattamento del romanzo di Liu Cixin, scrittore premiato con il prestigioso premio Hugo (libri a sfondo sci-fi), e probabilmente è stato pensato non solo per essere un film nazionale, ma in particolare per competere con i suoi predecessori americani e uscire così a testa alta dai suoi confini.
Non c’è più New York come simbolo vittima della catastrofe, non ci sono americani eroi che si sacrificano per la patria o stranieri cattivi che pensano solo a sé stessi, anzi, vi è una collaborazione di etnie, sebbene con ovvia prevalenza asiatica. Questo perché il punto di vista si estende a gran parte del mondo, che deve unirsi per raggiungere l’obiettivo comune, e la Cina si pone come leader mondiale atto a guidare verso la salvezza ciò che rimane dell’umanità. Efficaci le atipiche ambientazioni cinesi, utili nell’abbattimento degli ultimi confini culturali a cui ci hanno abituato anni e anni di fantascienza made in USA; è però quando il sacrificio arriva da un bianco di origine russa che si è davvero certi di non star guardando un’opera hollywoodiana.

Nel film, ‘the Wandering Earth’ è un piano che prevede la trasformazione della Terra in un’astronave, con l’intento di spostare il globo dal nostro sistema solare fino a quello di Alpha Centauri con l’intento di preservare la specie umana. Il viaggio durerà 100 generazioni, e per renderlo possibile tutte le nazioni del mondo uniscono i loro sforzi per la creazione di un governo internazionale. Dei giganteschi propulsori vengono piazzati in diversi angoli del pianeta con il compito di spostarne l’asse e condurlo fisicamente a destinazione. I terrestri superstiti, causa cataclismi e una nuova era glaciale, sono costretti a vivere sotto terra, mentre l’accesso all’aria aperta è consentito solo a tecnici e militari dotati di apposite tute (abbigliamento simile viene usato anche in Edge of Tomorrow). Liu Qui, cresciuto con il nonno e la sorella minore, ha visto suo padre partire in missione diciassette anni prima. Allo scopo di vedere la superficie ruba la tessera del nonno, autorizzato a stare fuori, diventando così artefice del suo destino e finendo con l’essere catapultato nell’incarico più grande di tutti: salvare la Terra.
Il viaggio, infatti, prende una brutta piega quando l’orbita di Giove attrae il pianeta a sè. L’impatto sembra inevitabile, cosa che costringe l’intera umanità a cercare un modo per evitarlo.

The Wandering Earth mischia eccessivamente l’action con la fantascienza, lasciando ben poco spazio al privato, alle fasi di stallo in cui viene fuori la profondità della storia e delle relazioni. Nondimeno, l’opera è portatrice di un forte messaggio ecologista, sulle cui basi vige la cooperazione umana, vista come unica possibilità di salvezza per il pianeta. Il film prova a portare sul banco delle trattative sia Oriente che Occidente, esprimendo la voglia di eliminare ogni forma di conflitto e diversità.

Titolo originale: id
Regia: Frant Gwo
Interpreti: Qu Chuxiao, Zhao Jinmai, Li Guangjie, Ng Man-tat, Wu Jing
Durata: 125’ 
Distribuzione: Netflix
Origine: Cina, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani