The Whaler Boy, di Philipp Yuryev

America e Russia, nemiche per la storia, diverse per la cultura, sono divise soltanto da un piccolo tratto di mare, lo stretto di Bering, che separa per meno di cento chilometri il punto più a ovest del continente americano, l’Alaska, e il punto più a est del continente asiatico, ovvero il circondario autonomo della Čukotka. Qui è ambientata la storia di Leshka, uno dei pochi adolescenti in un villaggio abitato solo da cacciatori di balene, tutti uomini. La natura è arida, fredda, talmente inospitale che sembra un luogo più adatto a finire la propria vita che ad iniziarla, una tomba per l’anima avvolta dalla nebbia. Eppure Leshka non si rassegna a una vita che si trascina da un giorno all’altro sempre uguale, sempre ai margini, senza aspirare a nulla di più che a una serata alcolica o alla compagnia di una donna che per soldi si concede a tutto il villaggio per alleviarne il male di vivere. 

Leshka sogna un amore romantico, di quelli per cui vale la pena prendere il mare verso l’ignoto e camminare attraverso interi stati per poterlo raggiungere. Per un amore così vale la pena rischiare di essere inghiottiti dalle onde, patire la fame e la sete, persino essere uccisi a sangue freddo da un bracconiere o da una guardia di frontiera. L’amore di Leshka ha il viso, e soprattutto il corpo, di HolySweet 999, una disinibita camgirl che allieta le sue serate a Čukotka, ma anche quella di tutti gli altri abitanti del villaggio. Ma questo Leshka non lo sa, o almeno si auto convince che gli spettacoli di HolySweet 999 siano solo per lui, che il suo ammiccare verso la webcam sia una promessa d’amore dedicata a lui soltanto, tant’è che inizia a studiare l’inglese per poterle parlare. La sede legale della chat erotica si trova infatti a Detroit, oltre il mare, e questa diventa ben presto la meta del ragazzo che, munito di binocolo, arpione e cibo in scatola, una notte si avventura in motoscafo verso l’Alaska, sicuro di poter raggiungere Detroit e ricongiungersi all’amore della sua vita. 

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Questo è l’inizio del viaggio folle e disperato di The Whaler Boy, opera prima di Philipp Yuryev, che sceglie di ambientare il suo racconto di formazione in uno degli angoli più inospitali del pianeta e di dargli la forma di un viaggio verso l’ignoto, oltre i limiti del mondo conosciuto dal protagonista, almeno nella sua esperienza diretta, perché l’arrivo di internet ha permesso a lui e a tutti gli altri abitanti di Čukotka di affacciarsi oltremare, verso l’America, il sogno proibito. Il viaggio di Leshka verso la ragazza dei suoi sogni è infatti anche l’aspirazione a una vita diversa, dove tutto è possibile, magari anche realizzare le sue aspirazioni o scegliere una compagna da amare, in breve essere padrone del proprio destino.

Tutto quello che è la Russia ai suoi occhi non è l’America, e per Leshka vale la pena anche rischiare la vita pur di scappare dalla realtà che conosce e che gli sta stretta per scoprirne una nuova, che non conosce se non attraverso le immagini patinate di internet. Ma come spesso accade la conoscenza di questa nuova realtà e una nuova consapevolezza su di essa avviene proprio durante il viaggio, a partire dalle difficoltà che incontra sul suo cammino fino ad arrivare all’incontro/scontro con le persone che lo costellano, che si rivelano completamente diverse da quello che pensava. E solo allontanandosi dalla sua terra Leshka scopre la paura, il tradimento, la fame e un vuoto interiore che lo dilania, facendogli addirittura sognare quel mondo che prima disprezzava.

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Philipp Yuryev conferisce a questa storia “come of age” i tratti di un viaggio onirico, dall’ambientazione surreale che circonda il protagonista al suo mondo interiore, popolato di creature infernali come scheletri di balena e angelici come HolySweet 999, pronta a traghettarlo verso il sogno americano. E il suo valore risiede proprio nella capacità di portare una crisi adolescenziale universale nel particolare di una storia non convenzionale, e di estendere il conflitto interiore del protagonista, dilaniato tra certezza e ignoto, passato e futuro, a quello tra due potenze mondiali, fisicamente vicine ma lontane anni luce, accomunate solo dal mare che le bagna.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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