THIRTEEN DAYS di Roger Donaldson

TITOLO ORIGINALE: id.

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REGIA: Roger Donaldon
INTERPRETI: Kevin Costner, Bruce Greenwood, Steven Culp, Dylan Baker
DURATA: 135'
ORIGINE: Usa, 2001
DISTRIBUZIONE: Medusa
FORMATO VIDEO: VHS, noleggioDonaldson è uno di quei registi che il cinema lo conosce bene, lo perlustra con fare meticoloso, attento a restituire attraverso l’utilizzo di sfumature appena accennate un colore, un’atmosfera, un tono che facciano messinscena e con questa la realizzazione di un ‘idea di cinema che si riallaccia direttamente ad una forte classicità formale. L’impianto di questa sua ultima opera agisce direttamente sui luoghi del potere (le stanze della Casa Bianca, gli uffici in cui si stabiliscono le sorti del Paese, le case dei suoi funzionari infine) e ne traccia una toponomastica asfittica, claustrofobica, avvolta da movimenti di macchina condannati già inizialmente ad uno spazio limitato in cui aggirarsi, ancorati come sono ad una rigidità spaziale che non sembra lasciare punti di fuga immaginari o concreti che siano. Un’opera fondata su un monoset dalle apparenze cristallizzate quindi, impermeabile a ogni tipo di influsso esterno e soprattutto sbilanciata nella direzione di un sovraffollamento diegetico composto, risolto proprio a livello quantitativo dall’innesto di un meccanismo di statuaria rigidità da assumere sotto forma di monoset granitico. L’assetto filmico risulta così sbilanciato nella direzione di un pedinamento ossessivo di corpi-che-furono (quello del Presidente Bob Kennedy, quello del suo consigliere numero uno interpretato da un sempre grande Costner) all’interno di una dinamica storica resuscitata sotto forma di documento filologicamente corretto e puntuale. Corpi ingabbiati tra mura rigide dicevamo, paradossali portatori di una certa ansietà di movimento che non riesce mai a tradursi in atto vero e proprio (una sorta di coazione a ripetere nella stasi, insomma), destinato com’è a rimanere intrappolato nei riflessi chiaroscuri di un divenire della forma in bilico sull’asse rotante del fermo immagine (si tratta della scena finale che vede i tre protagonisti svanire in dissolvenza).