"This is England" di Shane Meadows

this is england
Finalmente nelle sale italiane il piccolo capolavoro di Shane Meadows, premiato nel 2006 al Festival di Roma e inspiegabilmente archiviato fino ad ora. Delicato, ruvido, a tratti struggente, This is England è uno straordinario racconto di formazione nell'Inghilterra thatcheriana

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this is englandFrammenti scoloriti dai primissimi anni ’80: Lady Diana e il matrimonio con Carlo, lezioni di aerobica primordiale, Supercar, Margaret Thatcher, cubo di Rubik, Duran Duran, minatori in sciopero, skinhead che marciano con il National Front, sobborghi messi a fuoco da rivolte notturne. Soldati trasportati in barella, gli arti mutilati; sono le Falkland, è il 1982, e non la trincea della Prima Guerra Mondiale come potrebbe sembrare. E questa è l’Inghilterra di quegli anni.
È il 1983 ed è l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze. Shaun è un bambino che ha perso il papà nelle Falkland. Vive con la mamma in una casa modesta, porta abiti fuori moda ed è deriso dai bulli della scuola. Tutto cambia nel giro di poche ore, per caso, quando un gruppo di skinhead più grandi di lui lo prende in simpatia e lo protegge. Per Shaun è un’occasione unica: scopre l’amicizia, l’amore, le Dr. Martens, il senso d’appartenenza, le feste e la musica ska. E soprattutto modelli maschili che non ha mai avuto. Le bravate e i piccoli riti del gruppo di sottoproletari sfaticati e innocui prendono un altro corso con l’arrivo di un ex-carcerato razzista e violento, molto più grande di loro.
Chissà perché il mondo si ostinava – e forse si ostina tutt’ora – a pensare che l’Inghilterra di quegli anni fosse un Paese solido, governato con il pugno di ferro dalla più celebre delle signore di ferro. Era un Paese allo sbando, che incassava i primi colpi di macete che disintegravano lo stato sociale e il sistema pubblico, e che radicalizzavano i conflitti etnici. Questa è l’Inghilterra di Shane Meadows, un decennio prima del bluff cool Britannia di Blair e della menzogna verosimile dell’integrazione. Sono passati quasi trent’anni dall’estate del 1983 in cui è ambientato il racconto semi-autobiografico di Meadows, e sono passati cinque anni da quando This is England ha vinto il Premio della Giuria al Festival del Cinema di Roma, nel 2006.

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È singolare che la distribuzione italiana si sia messa in moto solo ora, e che questo piccolo gioiello di neorealismo inglese esca nel nostro Paese a pochi giorni dalle riots che hanno incendiato Londra. Degno della migliore tradizione di cinema sociale britannico, This is England è soprattutto uno straordinario coming of age. Delicato racconto di un mondo ruvido e naïf come la tagliente cantilena cockney che imperversa, e come il piccolo protagonista, l’eccezionale Thomas Turgoose. I bambini ci guardano e Meadows è in debito – e lo dichiara – con Rossellini, De Sica e Truffaut – la scena finale dei Quattrocento colpi nell’epilogo di Shaun al mare con la bandiera di San Giorgio. L’inatteso, destabilizzante sguardo in macchina conclusivo del piccolo protagonista è l’omaggio del regista inglese ai maestri degli anni ’40 e ’50: un messaggio e una sfida per un cinema del reale che non è morto, ma che deve trovare una nuova forma. This is England esce nelle sale italiane non solo dopo cinque anni di stallo, ma in questi giorni di fine estate, non esattamente il periodo più propizio, soprattutto per un film del genere. La speranza è che, nonostante tutto, possa essere apprezzato da un numero non esiguo di spettatori, ma rimane inspiegabile perché Shane Meadows sia evidentemente così inviso ai distributori italiani, dato che il suo Somers Town, del 2008, dopo l’apparizione al Torino Film Festival è puntualmente scomparso dal territorio nostrano. 

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Titolo originale: Id.
Regia: Shane Meadows
Interpreti: Thomas Turgoose, Stephen Graham, Jo Hartley, Andrew Shim, Vicky McClure
Distribuzione: Officine Ubu
Durata: 100’
Origine: Gran Bretagna 2006

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