Ti sposo ma non troppo – Incontro con Gabriele Pignotta, Vanessa Incontrada, Catherine Spaak e il cast

Questa mattina presso il Cinema Adriano a Roma il regista e attore Gabriele Pignotta ha presentato il suo primo lavoro per il cinema, Ti sposo ma non troppo, derivato dalla commedia teatrale omonima – grande successo al botteghino – da lui scritta, diretta e interpretata. Nato dal sodalizio professionale con il produttore Marco Belardi della Lotus Film, che sondati gli umori del pubblico indirizza Pignotta – per l'approdo sul grande schermo – nella scelta di questa commedia sentimentale piuttosto che di altri lavori già portati a teatro. 'Perchè il pubblico ama le storie d'amore' dice il regista, accompagnato dal cast: l'amico di una vita Fabio Avaro e inteprete di tutte le sue commedie tetrali, Vanessa Incontrada, Paola Tiziana Cruciani e Catherine Spaak.

 

 

Perchè questa commedia parla d'amore?

Gabriele Pignotta: Ho realizzato le prime due commedie per il teatro schivando in tutti i modi la parola amore, temevo fosse una trappola. Gli spettatori che hanno iniziato a seguirci ci chiedevano perchè no. In realtà amo la commedia sentimentale, Notting Hill, Quattro matrimoni e un funerale, Love Actually. In secondo luogo ho deciso di realizzarla perchè racchiude stati d'animo che ho vissuto, una storia d'amore che si chiude e una che comincia.

 

 

Perchè hai scelto questa commedia tra le altre per l'esordio cinematografico?

Gabriele Pignotta: Mi sono affidato a Marco Belardi (produttore) che ha il fiuto del mercato e tiene il polso dei desideri del pubblico. Credo abbia voluto farmi esordire con una storia semplice, non pretenziosa o pretestuosa. Che facesse divertire in modo pulito.

 

C'è un abisso tra la regia teatrale e quella cinematografica, quale ti ha concesso di esprimerti meglio e quale preferisci?

Gabriele Pignotta: Non vivo queste differenze tra cinema e teatro, è una distinzione tutta italiana. Sarà che ho sempre voluto fare film così anche a teatro ho portato questa mia propensione facendo nascere una sorta di genere che qualcuno definisce teatro cinematografico. Ogni mio spettacolo a teatro l'ho creato pensando a 18 location, alle dissolevenze e alla colonna sonora, tanto che in tanti si sono chiesti all'inizio: ma questo che fa? Dal teatro ho appreso la gestione degli attori, la tecnica di cui manco al cinema, è stata compensata da un direttore della fotografia eccezionale, Francesco Di Giacomo e da tutti gli altri collaboratori tecnici. Il teatro per me resta fondamentale è come una gamba di cui non posso fare a meno. Mi piace mantenere un rapporto diretto con il pubblico, è un vero scambio, e poi le tournée mi ricordano le gite scolastiche dell'infanzia.

 

 

Come hai sfondato?

Gabriele Pignotta: Sono un autodidatta. La cosa che mi aiutato più di ogni altra è stata la determinazione, il desiderio di fare film è quello che mi ha sempre animato. e' come se avessi corteggiato una bella donna per tanti anni, e ora inizia a concedermi le prime uscite

 

 

Cosa vi ha spinte ad aderire al progetto? E come avete trovato i vostri personaggi?


Vanessa Incontrada: La sceneggiatura mi è piaciuta molto, senza presunzione la definirei all'americana. Ho trovato dentro una grande leggerezza, mai sopra le righe, mi ha emozionata e mi sono immedesimata immediatamente. Poi credo fermamente nelle opere prime, con tutto il rispetto per i grandi maestri, è necessario rinnovarsi e dare spazio al nuovo che arriva. E poi il mio è finalmente il ruolo di una donna con una partitura comica ben precisa, non più solo spalla, non più oggetto.

Catherine Spaak: Quando ho incontrato Gabriele ho subito il suo fascino, la sua freschezza e sincerità. Oltre la piacevolezza del testo è scattata una vera empatia con Gabriele e la sua storia. Mi sembra bello che le persone della mia generazione, quelle che hanno avuto la fortuna di fare la storia del cinema italiano, diano un contributo ai giovani. Mi è piaciuto molto il ruolo della madre molto poco italiana che spezza il cordone ombelicale nella consapevoleza che i figli debbano volare via.

Paola Tiziana Cruciani: Conosco Gabriele dai suoi esordi a teatro e abbiamo collaborato varie volte. In questo caso interpreto una madre tipicamente italiana che sopporta tutte le conseguenze di un matrimonio mancato.

 

 

Sembra essere una commedia densa di richiami a Woody Allen, in particolare a Tutti dicono I Love You, dato che sei un appassionato di commedia sentimentale britannica e americana, in fase di scrittura qualcosa rimane di quelle visioni?

Gabriele Pignotta: I film che ti piacciono ti si cuciono addosso. C'è un fottutto essere teatrale in Allen (come direbbe lui), fa del dialogo la sua forza e poi come non può esserci riferimento al regista quando si parla di nevrosi…

 

 

Hai co-sceneggiato anche Sotto una buona stella di Verdone. In quel film i ragazzi scappano dall'Italia, in Ti sposo ma non troppo invece c'è una grande speranza per il futuro del nostro Paese, la sceneggiatura di Verdone è dipesa da una tua scelta o da decisioni più forti?

Gabriele Pignotta: Ovviamente quando si scrive per autori come Carlo inevitabilmente ci si adopera per mettere su carta le loro visioni. Lui ha due figli dell'età di quelli del suo film, e conosce molto bene la problematica perchè vive l'impaccio di non riuscire a dare loro una soluzione lavorativa all'interno dei confini nazionali

 

 

Tra te e Gabriele emerge una forte complicità?

Fabio Avaro: La nostra è più di un'amicizia, è un'amicizia fraterna. Ci siamo conosciuti a 14 anni, Gabriele s'iscrisse ad un corso di recitazione prima di me, io l'ho poi seguito. Le nostre strade per un periodo si sono divise, ma in seguito al black out di Roma del 2003 mi ha chiamato proponendomi la commedia, Una notte bianca, nata nella sua mente proprio durante quell'evento. Io sono bravo a sognare ma Gabriele mi ha insegnato a concretizzare.