Time of Eve: The Movie e Patema Inverted, di Yasuhiro Yoshiura

I due film d’animazione si servono dell’utopia per ragionare sul confronto con l’alterità, in vista di un idealistico superamento delle barriere sociali. Presentati al Japanese Film Festival online

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Al centro di Time of Eve: The Movie (2010) e Patema Inverted (2013) c’è la volontà di superare le differenze (umane, biologiche, di pensiero) attraverso la condivisione di prospettive di segno opposto. Per quanto le due storie non siano legate, entrambe tendono verso lo stesso anelito tematico, a cui giungono parallelamente attraverso vie diverse. In Time of Eve: The Movie – il lungometraggio di debutto di Yoshiura, nonché adattamento dell’omonima serie anime del 2008 – la messa in scena di un utopico mondo futuristico – dove la coesistenza civile tra esseri umani e umanoidi (cyborg creati a immagine e somiglianza dell’uomo) ha raggiunto un alto grado di normalizzazione – diviene matrice ideale di una visione progressista, in cui le barriere corporeo/biologiche perdono di significato, in vista di una chimerica unificazione di coscienze.

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Nel raccontare la storia di Rikuo e Masazaku – due adolescenti che trascorrono il tempo nel “Time of Eve”, un bar dove ai robot è concesso bere insieme agli esseri umani, senza la possibilità di essere discriminati – Time of Eve: The Movie rende immediatamente manifeste sia le regole diegetiche, sia l’istanza comunicativa attorno a cui struttura i suoi significati. Sin dal principio, le mura del bar diventano spazio di delimitazione di un mondo conciliante, un microcosmo isolato dove le differenze crollano, in funzione di una positiva condivisione di esperienze non ancora perseguibile nella realtà. Per quanto quella nel film sia certamente una società avanzata, dove il dominio del pensiero umano cede il passo a un confronto più aperto con le macchine, il rapporto tra i due mondi (quello biologico e quello cibernetico) è del tutto asimmetrico. Una discrasia relazionale irreversibile – gli androidi lavorano per gli umani come “domestici” – a cui solamente il “Time of Eve” può porre rimedio. In qualità di luogo chiuso, astratto dalla realtà e al tempo stesso radicato al suo interno, il bar diviene la cornice ideale attraverso cui giungere ad un progresso civile, lo spazio in cui tracciare la futura via dell’evoluzione non mediante la mera coesistenza, ma attraverso la piena sovrapposizione di esperienze. È solo la prossimità (spaziale, emotiva, esistenziale) agli androidi che consente ai due ragazzi di crescere come esseri umani, abbandonando, di fatto, il pregiudizio iniziale. Un procedimento evolutivo che per Yoshiura passa esclusivamente per l’apertura al “diverso”, senza il quale l’essere “normativo” non può dirigersi sulla via della maturazione.

Anche in Patema Inverted la presentazione di due mondi interagenti, ma di segno opposto, è al servizio di una visione utopica di abbattimento definitivo delle barriere sociali. Nel delineare il percorso di formazione di Patema e Age – vivono in due dimensioni confinanti, capovolte l’uno rispetto all’altra – il film articola un racconto giovanile sulla necessità del confronto come sentiero primario (e unico) per la conoscenza reciproca. Diversamente da Time Of Eve: The Movie, a separare i personaggi non è più la matrice biologica, ma una disparità percettiva. Finché essi vivono in spazi planetari gravitazionalmente contrari, che operano secondo leggi e strumenti propriamente diversi, la possibilità di confronto – così come la sovrapposizione di esperienze – è a loro negata. Ma è nel momento in cui le due realtà dimensionali convergono, che i protagonisti sono finalmente in grado di superare quegli stessi codici costrittivi, in direzione di una condivisione di traiettorie (anche e soprattutto) spaziali. Per quanto le loro condizioni percettive siano ancora soggette alle leggi fisiche di partenza – Patema e Age non sono mai allineati sullo stesso piano, dal momento che vengono rispettivamente relegati nella porzione inferiore o in quella superiore dell’inquadratura – Yoshiura costruisce l’immagine in modo da veicolare per i personaggi un allineamento di coscienze. L’uso estensivo dei two shots – che li raffigurano all’interno dello stesso spazio filmico – permette ai protagonisti di raggiungere una coincidenza utopica di percorsi e soggettività, malgrado la discrasia spazio-temporale degli ambienti in cui risiedono. Un’uniformazione metafisica di sfere emotive, che proprio come ne Il castello nel cielo, trova la sua culminazione ideale in un abbraccio che trascende la realtà corrente.

Titoli originali: Eve no jikan gekijoban; Sakasama no Patema
Regia: Yasuhiro Yoshiura
Voci: Jun Fukuyama, Rie Tanaka, Kenji Nojima, Yukana, Miyuki Sawashiro, Michio Nakao, Miki Ito, Motomu Kiyokawa; Yukiyo Fujii, Masayuki Katou, Takaya Hashi, Hiroki Yasumoto, Nobuhiko Okamoto, Shintarou Oohata
Durata: 106′ e 98′
Origine: Giappone, 2010 e 2013

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
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