Tipografic majuscul, di Radu Jude

Radu Jude racconta la storia di un giovane combattente contro il regime totalitario di Ceaușescu, mescolando una base teatrale ed i filmati d’epoca della tv di stato. Dal Trieste Film Festival

Siamo stufi della miseria. Vogliamo libertà! Vogliamo cibo! Vogliamo che vengano rispettati i nostri diritti. Non possiamo più accettare le ingiustizie di questo paese. Cittadini! La nostra situazione economica è grave. Non possiamo più sopportare privazioni e miseria! Siamo stufi delle code infinite. Mugur Iulian Călinescu, uno studente del Liceo A.T. Laurian di Botoșani, autore di queste scritte col gesso, in stampatello, sui muri della sua città nel Settembre del 1981, entra nei radar della Securitate, il Servizio Segreto della Romania Comunista, abolito nel 1989 dopo la caduta del regime di Nicolae Ceaușescu. Dopo una spasmodica ricerca, il ragazzo venne colto in flagrante il 18 Ottobre, la data che segna l’inizio di una persecuzione esagerata. Pochi anni dopo la leucemia lo portò rapidamente a morte, senza diradare i dubbi il suo decesso fosse dovuto alle conseguenze della tortura subita.

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Tipografic Majuscul è il titolo di un’opera teatrale di Gianina Cărbunariu, basata sul dossier della Securitate, Elevul (Lo studente), completo di interviste, o forse è meglio dire degli interrogatori, dell’inchiesta. Radu Jude parte da quell’esperienza per realizzare un film costruito soprattutto sul montaggio, integrando l’approccio plateale ad una ricerca d’archivio sulla televisione di stato, genuflessa negli anni della dittatura ai voleri del potere. Un lavoro come finalità e struttura non troppo dissimile a quello realizzato per The Dead Nation, la conferma dell’interesse per il passato quale esercizio necessario all’interpretazione del presente. Cinema delle urgenze storiche, mai disgiunto dalle testimonianze dirette, con la capacità di raccogliere influenze dalla scrittura e mescolare i dispositivi artistici, come avvenuto anche in Inimi Cicatrizate.

Dai filmati d’epoca emerge il ritratto di una nazione succube della propaganda, organizzata per arrivare a toccare ogni aspetto della vita, dall’istruzione, al lavoro ed esaltare i risultati ottenuti dal regime, un’atmosfera ricostruita fedelmente per contestualizzare la vicenda. L’impianto teatrale garantisce di focalizzare invece l’attenzione sui particolari, ad inquadrarne le caratteristiche infide, a descrivere il clima di sospetto e lo stato di accerchiamento al quale è stata sottoposta la vittima. Un profluvio di risposte raccolte nella cerchia familiare ed i compagni di scuola, ed una controparte costituita dai carnefici in doppiopetto, impegnati a respingere le accuse del tempo, considerato il triste epilogo. L’intervallo cronologico si srotola fino al 1985, anno della scomparsa. Jude si conferma un cineasta della memoria e vorace cacciatore di documenti cartacei ed audiovisivi, dotato di una naturale qualità combinatoria delle fonti, nonché combattente di una battaglia necessaria, narrare gli orrori e le connivenze, per fare i conti con la storia ed evitare di perseverare nei medesimi errori, in un mondo contemporaneo tornato ad essere bersaglio delle sirene minacciose del nazionalismo.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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