Titanic, di James Cameron

Luc Besson gli aveva fatto fare capolino in chiusura del suo incredibile film “alle origini del cinema”, Adele e l’enigma del Faraone, e non era un caso: la storia del transatlantico è di quelle che chiudono un secolo, e ne aprono un altro. Besson imbarcava la sua eroina sul Titanic perché è proprio in quel vertiginoso inabissamento della tecnologia che perde la sua lotta contro la velocità (e la visibilità – dell’iceberg, della trasparenza) che il cinema può operare il proprio ribaltamento definitivo sul Mito. E infatti, capovolgendo la fabula di decine di narrazioni mitologiche, qui è l’eroina Rose a discendere perigliosamente negli inferi (anche spazialmente, visitando le “classi inferiori” della nave) per andarsi a riprendere l’amato incatenato, accomunando così la meravigliosa Kate Winslet alle Ripley e alle Sarah Connor del cinema di Cameron, e alle loro esplorazioni delle stanze delle macchine stantuffanti e dei cunicoli industriali di tubature e lamiera.
Il Titanic di Cameron è davvero allora il simulacro di un cinema che vara il proprio stesso dispositivo: a chiudere quella crociera iniziata nel 1997 sarà, più di un decennio dopo, solo la discarica dei giocattoli nel finale del capolavoro Pixar Toy Story 3.

Di esplorare le macerie parla infatti la sezione iniziale del film, con la snoop vision attraverso la quale seguiamo il tragitto dei robot subacquei all’interno del relitto inabissato del Titanic, poi raddoppiata da un fotogramma di Rose che si specchia nel monitor che trasmette le immagini del transatlantico affondato sostanzialmente simmetrica a quella di Jake Sully che scruta il proprio Avatar in vitro, dieci anni dopo.

Già riproposto in sala nel 2012 in una versione in 3D che sembrava concentrarsi principalmente sul particolare meccanico, ingrossando le leve e gli sbuffi di vapore, Titanic torna ancora sul grande schermo a dimostrare come quella tridimensionale sia in realtà l’anima effettiva del film sin dalla sua “prima” sortita, com’è facile capire già da quel dolly che s’insinua nel relitto ridandogli vita, riportandolo mentre lo attraversa ai colori e alla luce della mattina della partenza.
Come Cameron sottolinea sin dalla prima scena del film sino al finale con foto di gruppo, Titanic è chiaramente un film di fantasmi, abitato da corpi di spettri che rimettono in scena il proprio scomparire nelle acque – adesso, a vent’anni dalla prima apparizione/visitazione, questi personaggi giungono all’appuntamento con l’ineluttabile con la luce di una nuova predestinazione. Guadagneranno una loro corporeità solo da cadaveri con salvagente, galleggianti nell’oceano nero nella fissità gelata della morte, mentre il faro della scialuppa di salvataggio taglia questo cimitero tra le onde.
Adesso la sparizione di Leonardo Di Caprio, fantasma tra i fantasmi di cui non resta nome, biglietto, documento, traccia, storia se non quella orale di Rose, il suo fade to black nel buio dei fondali ci sembra ancora più programmatico: nella spavalderia della sequenza a cena con i ricconi antipatici della prima classe era già scritta la trasversalità della sua futura traiettoria all’interno di Hollywood.

 

Titolo originale: id.
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Kate Winslet, Kathy Bates, Billy Zane, Frances Fisher, Gloria Stuart, Bill Paxton, Bernard Hill, David Warner, Victor Garber, Suzy Amis

Distribuzione: QMI Stardust
Durata: 195′

Origine: Usa, 1997 (riedizione 2018)

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