To a Land Unknown, di Mahdi Fleifel
Tra De Sica e Refn, il film si poggia perfettamente su una forte esigenza narrativa, uno sguardo mai scontato sui protagonisti ed una grande capacita d’intrattenere.
Negli ultimi anni appare evidente come in qualche modo si stia ridisegnando la geografia del cinema mondiale. Accanto ad un sistema, quello occidentale, che con il passare delle stagioni mostra sempre più limiti (tanto creativi, quanto produttivi), si staglia ormai come una garanzia un modo completamente diverso di intendere la settima arte che proviene dal Medio Oriente. E questo comporta che non siano più soltanto i “maestri” a ritagliarsi un proprio spazio, ma che anche film ed autori, di cui poco si sa, possano invece essere una grande sorpresa. Non è da meno, assolutamente, To a Land Unknown, di Mahdi Fleifel, che incarna in sé tutte le caratteristiche che anno dopo anno rendono maggiore l’influenza su scala globale di cinematografie come quella iraniana o quella palestinese.
STORY EDITOR, corso online dal 20 gennaio 2026

-----------------------------------------------------------------
Da quest’ultima proviene lo stesso Fleifel, cineasta in esilio che ha trascorso parte della sua infanzia in un campo profughi libanese per poi trasferirsi in Danimarca. To a Land Unknown, suo primo lungometraggio, è allora il classico esempio di quella sottilissima linea che divide la vita di simili artisti dalle proprie opere (chiedere a Panahi, Rasoulof, Asgari e via dicendo). Autore in esilio, racconta una storia che mette al centro le vite di due suoi connazionali a loro volta in esilio: i cugini Chatila e Reda, fuggiti dal Libano, sono bloccati ad Atene, dove ogni giorno cercano con mezzi non sempre legali di trovare i soldi che gli permettano di trasferirsi in Germania, luogo in cui sognano di aprire un proprio bar.
Quello di Fleifel è quindi un film che nasce da un’urgenza, quella di dare forma alla propria stessa condizione, non solo come cineasta, ma in primis come cittadino esule. Lo sguardo sui suoi protagonisti però non è mai influenzato da pietà o eccessiva benevolenza, mai condannati nelle loro nefandezze, ma non per questo automaticamente assolti. To a Land Unknown è ambientato in una sorta di limbo, un non luogo in cui i due vivono nell’attesa di andare altrove, circondati da altre persone nella loro stessa situazione; ciò li pone di fronte alla necessità di prendere una scelta “darwiniana”: fregare gli altri prima che siano loro stessi a rimanere fregati. Uno dopo l’altro si alternano allora sullo schermo i vari tentativi di racimolare denaro di Chatila e Reda, in un’opera che, lungi dall’abbandonarsi esclusivamente alla sua tematica, costruisce una narrazione molto vicina al cinema di genere. Ecco un’altra delle lezioni di quest’interessante maniera di fare cinema: guardare al realismo senza mai vergognarsi di intrattenere. Mahdi Fleifel si rivolge tanto a Ladri di biciclette (anche Antonio Ricci d’altronde è posto di fronte al medesimo dilemma morale) quanto al Nicolas Winding Refn di Pusher, di cui ha una certa energia e talvolta frenesia di scrittura e messinscena. To a Land Unknown dimostra (al contrario di quanto ci raccontiamo da queste parti) come anche un film “piccolo” possa essere potente: non servono palate di soldi o i volti delle star, ma avere davvero qualcosa da raccontare e la capacità per farlo nel modo più interessante per lo spettatore.
Titolo originale: إلى أرض مجهولة
Titolo internazionale: id.
Regia: Mahdi Fleifel
Interpreti: Mahmood Bakri, Aram Sabbah, Angeliki Papoulia, Mohammad Alsurafa, Monzer Reyahnah, Mouataz Alshaltouh, Mohammad Ghassan
Distribuzione: Trent Film
Durata: 104’
Origine: UK, Francia, Germania, Grecia, Qatar, Arabia Saudita, Palestina, 2024




















