Todos los males, di Simone Derai
Questa sera, nell’ambito della rassegna Docusfera, l’esordio alla regia del fondatore di Anagoor, che indaga la sopraffazione del popolo Inca da parte dei conquistadores spagnoli
Come rappresentare, oggi, un genocidio avvenuto cinquecento anni fa? È la domanda che attraversa Todos los males, il debutto alla regia cinematografica di Simone Derai, già membro fondatore della compagnia teatrale veneta Anagoor. Ed è proprio da un lavoro di scena che nasce il film, le prime immagini ci portano infatti al Teatro Galli di Rimini, dove si sta allestendo l’opera di Jean-Philippe Rameau, Les Indes galantes (eseguita dalla Filarmonica Arturo Toscanini con la direzione di Giulio Prandi), e in particolare il suo secondo atto, Les Incas du Pérou. Rappresentata per la prima volta nel 1735, la vicenda racconta della principessa indigena Phani (interpretata da Maria Elena Soto Chero), il cui cuore è conteso tra l’inca Huascar (Cristian Alexis Alarcon Jara) e il conquistatore spagnolo Don Carlos (Marco Ciccullo). Derai entra nelle viscere di quella violenza “nuova”, tale che “in meno di un anno, crolla una civiltà secolare“. La rappresentazione di questo evento inaudito avviene con sguardo obliquo attraverso i corpi e le vestizioni dei personaggi, Phani su tutti. Il suo rapporto con Don Carlos è uno specchio dell’incontro tra le due civiltà, alla curiosità, alla mescolanza, non potrà che seguire la sopraffazione. Questo studio sui corpi e sulle loro configurazioni simboliche in tensione con le civiltà a cui appartengono riecheggia il lavoro svolto da Anagoor nello spettacolo Germania, ispirato a Tacito: lì erano i “barbari” a incontrare i “civili” romani. Todos los males è uno sguardo sulla nostra rapacità – pubblico del film e pubblico in teatro – a partire dal libretto di Louis Fuzelier. La sua intenzione di cogliere l’incontro tra due mondi è un tentativo a vuoto, dove “gli altri”, i selvaggi, rimangono inevitabilmente sempre tali.
La scelta di Derai è di mostrare tutti gli strumenti “tecnici” della scena e del set. Non c’è alcun intento mimetico nella visione, una parte vale per il tutto come a teatro, si tratta di fare l’ingresso in un gesto emotivamente denso, non di perdersi in una finzione. Inoltre, l’atto stesso del filmare, così come l’architettura di un teatro – che, inevitabilmente, non può essere cancellata durante una rappresentazione, al contrario della telecamera – sono esse stesse realtà portatrici di una dimensione poetica ambigua da accogliere all’interno del racconto. Todos los males è dunque anche un film che riflette sul suo farsi e che veicola l’opera di Rameau in maniera inedita. In apertura e in chiusura, ci sono due danze: la prima appartenente alla tradizione degli Indios, la seconda alla cultura spagnola. La distruzione di un intero patrimonio viene sostituita da qualcosa di derivato, copiato, in spregio alla varietà espressiva, la cui superiorità supposta non trova alcun riscontro estetico.
Prenotati QUI per la proiezione di oggi a Sentieri Selvaggi, via Carlo Botta 19, Roma h. 18.30




















