TOhorror Fantastic Film Fest: incontro con Dave McKean

Nella cornice del Tohorror film festival, Dave McKean si racconta, affrontando la sua carriera artistica e soprattutto un interessante riflessione sulla natura delle AI generated images

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Ospite d’onore al Tohorror: fantastic film fest il leggendario autore, musicista, illustratore e regista Dave McKean, si racconta in una masterclass di oltre un’ora, in cui ripercorre i trentacinque anni della sua estremamente prolifica carriera artistica. Comincia ricordando i suoi primi anni nella scuola d’arte che frequentava, dove ebbe la fortuna di conoscere un giovane scrittore che lottava per affermarsi: Neil Gaiman. I due instaurano fin da allora una collaborazione artistica che li vedrà nel tempo firmare opere come Violent Cases, Black Orchid, Mr.Punch, oltre a numerosi romanzi illustrati per bambini come Coraline (da cui è stato tratto l’omonimo film) o I lupi nei muri, fino ad approdare insieme alla DC Comics.

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Dopo il successo dei comics di Alan Moore, le major americane erano pronte a sperimentare, a cercare «il nuovo Alan Moore». Per questo motivo il mercato si aprì a quella che sarebbe poi stata chiamata la British invasion of comics, un periodo particolarmente florido in cui diversi talentuosi autori britannici approdarono sulle coste statunitensi per cambiare il mondo del fumetto. Gaiman e McKean poterono così lavorare insieme ad una delle più interessanti opere a fumetti del periodo: Sandman. In quegli anni McKean ebbe inoltre la fortuna di collaborare con l’eclettico Grant Morrison, dalla cui volontà di sperimentare nacque la rivoluzionaria serie Batman: Arkham asylum.

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«Non sono mai stato un fan dei supereroi, non capivo perché un uomo dovesse vestirsi da pipistrello per picchiare la gente, ma ero affascinato dall’idea ancestrale e totemica dell’uomo animale».

Tra le sue varie produzioni McKean si sofferma molto a parlare degli ultimi prodotti su cui sta lavorando, in particolare l’ultimissimo: Prompt: conversations with AI. Come il titolo suggerisce, l’opera nasce dalla volontà di approfondire il discorso delle AI generated images.

«Circa sei settimane fa ho scoperto l’esistenza dell’arte generata da IA. Stavo lavorando alla copertina del disco di un amico violoncellista e ho deciso di provarlo. Ero scioccato, affascinato, spaventato, attratto, disgustato, innamorato».

Da allora l’artista ha integrato l’utilizzo di Midjourney nella realizzazione di alcuni disegni. Prompt, nello specifico, è un libro diviso in tre sezioni: nella prima sezione McKean ha caricato su Midjourney l’intera epopea di Gilgamesh, la più antica opera narrativa della storia umana, chiedendo al programma di restituirla come tavolette di pietra.

«Ero affascinato dall’idea che un’opera scritta più di 4000 anni fa, su pietra, da un autore anonimo, venisse elaborata da un’intelligenza artificiale anonima e trasformata in tavole di pietra», un cortocircuito artistico e temporale.

Nella seconda parte si interroga su come le IA percepiscano noi esseri umani. Per far ciò fornisce come input alla macchina i titoli dei giornali britannici per diversi mesi. Quello che ottiene sono elaborazioni grottesche del governo di Boris Johnson, della Brexit e di un partito laburista che si sta allontanando sempre più dagli ideali liberali per diventare anch’esso conservatore. «Credo che il computer abbia voluto fare una battuta di satira» commenta quando espone l’immagine generata di un uomo avvolto in una Union Jack e la scritta Labor party (beeing wrapped in the flag è un’espressione inglese che indica qualcuno così nazionalista da “avvolgersi” nella bandiera inglese).

Infine, l’ultima parte è un vero e proprio dialogo tra l’artista e la macchina., in cui McKean si confronta con il software di elaborazione.

L’incontro si è poi concluso con la presentazione del suo ultimo film, Luna, purtroppo fino ad allora inedito in Italia. L’idea del film nasce da un triste avvenimento della vita dell’autore quando, in corrispondenza della nascita della sua prima figlia, scopri che dei suoi carissimi amici avevano appena perso il loro primogenito alla nascita. Un fatto che «ha cambiato per sempre il modo di percepire la realtà» di McKean, il quale sfrutta il medium cinematografico per interrogarsi sulla natura del lutto, della realtà e dell’immaginazione; in un film forse un po’ troppo loquace, ma estremamente suggestivo, grazie alle immagini oniriche create dallo stesso regista, che riescono a stimolare la fantasia dello spettatore.

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