TORINO 24 – "Fotofinish 2" di Antonio Rezza e Flavia Mastrella (Latitudini)

La mdp si incolla per venti giorni alla figura del performer, filmando, sequenza dopo sequenza, giorno dopo giorno, il mutamento del corpo del protagonista: dapprima tondeggiante e quasi rassicurante e poi nell'ultima rappresentazione, scarnificato e spigoloso

Cinque anni dopo il lungometraggio Delitto sul Po la coppia di artisti "oltre ogni immaginazione" Rezza-Mastrella, torna a Torino per presentare Fotofinish 2, girato in occasione dell'operazione 2003 "Odissea nello Spazio Zero" all'interno del Teatro Spazio Zero di Roma. Venti giorni di spettacolo intenso, fisicamente coinvolgente. Rezza è un corpo in movimento che non recita solo con la voce, ma si muove, corre, salta e rotola sul palco per dare una dimensione fisica al suo spettacolo. Settantaquattro minuti di rara intensità, dove Rezza balza da un argomento all'altro con ritmo vertiginoso e travolgente e lo fa con una ferocia ironicamente sottile: è di un impatto devastante la sequenza della corsa sulla bicicletta immaginaria dove l'attore si trasforma in un Cristo ciclista affaticato dotato di croce incorporata e corona di spine. E poi rappresenta lo stress della vita moderna con tutte le varie implicazioni : lavoro, la casa comprata facendo il mutuo, le sedute di psichiatriche e di bellezza. In poche battute e movimenti, concentra, con un'efficacia disarmante, le ossessioni dell'uomo contemporaneo


La mdp si incolla per venti giorni alla figura del performer, filmando, sequenza dopo sequenza, giorno dopo giorno, il mutamento del corpo del protagonista: dapprima tondeggiante e quasi rassicurante e poi nell'ultima rappresentazione, scarnificato e spigoloso. È come se la metamorfosi, la mutazione, avvenisse in diretta davanti ai nostri occhi, dove Rezza assume veramente le sembianze cristologiche della sofferenza. Qui sta la sua genialità: mutare la sofferenza fisica della fatica in una sorta di carica positiva e gioia della e nella rappresentazione scenica. Rezza condivide questa gioia della rappresentazione con il suo pubblico, invitandolo, anzi, trascinandolo sul palco e amalgamando un gran numero di corpi maschili e femminile, vittime sacrificali della "furia scenica" dell'attore romano.

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