TORINO 25 – "Moscow" – "Boys" – "On the third place from the sun" (Zona)

Tre intensi frammenti di poco più di mezzora ciascuno, tre penetranti poesie in movimento che raccontano splendore nella desolazione di una Russia che parla attraverso ciglia di bambini, cani selvatici, pubblicità occidentali, radiazioni, confini dilatati, lavoro nero, istanti di luce, fantasie di liberazione.

MoscowMOCKBA/ MOSCOW di Bakur Bakuradze e Dmitriy Mamuliya (Russia, 2007, 35’)

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I due registi georgiani si muovono tra ballatoi, costruzioni incomplete e spazi sempre troppo contigui, la preparazione del cibo che scandisce i momenti di riposo, letti divisi davanti alla televisione (che rimanda immagini di un mondo sempre più lontano), l’abitudine all’attesa – sigarette fumate contro il muro assolato, a piedi nudi – e i discorsi di tutti, adulti e ragazzini, imbevuti di una rassegnazione invincibile, in cui la parola “lavoro” è solo una possibilità che non viene pagata da mesi (fin dall’inizio: la Nonna, matronale, seduta in una macchina accanto a uno “spacciatore di lavoro”, con la camera alle loro spalle che segue le trattative intorno a questa strana merce che è una fonte di sopravvivenza per la famiglia kirghisa). E’ un “viaggio” dentro Mosca, che si allarga estranea e luccicante e fuori portata davanti ai due fratelli: su una panchina, un palloncino e un gelato; una fontana alle spalle, un adolescente osserva immobile, come un astronauta in esplorazione, con un misto di innocenza e conoscenza dei limiti invalicabili che lo separano dalla “vita”, un gruppo di giovani skaters, il viso dolce della modella di una pubblicità gigantesca, la nuca di una vicina di tram, affamato di tutte le promesse che sembrano rivolte sempre a qualcun altro; la notte diventa presto skinheads che lo circondano in un tram notturno, mentre il corto si interrompe in un buio che non vuole offrire false speranze.

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MAL’CHIKI/ BOYS di Valeria Gui Germanica (Russia, 2006, 36’)

I fratelli Anton e Roman vengono infilati in macchina, ammoniti e qualche volta anche distrattamente amati, condotti da un orfanotrofio a una stanza fatiscente in cui vive una famiglia di nomadi, strappati alle loro scorrerie di strada – rubare scope per volare e rompere cassette della posta per spargere Boyscoriandoli di lettere – e seguiti nella loro condizione di ambigui bambini adulti, spavaldi ma prossimi alle lacrime, ciglia bionde in mezzo alla neve, golosi allo stesso modo di caramelle e sigarette, nove e undici anni che è ancora possibile consolare con una fetta di torta, ma non ingannare a proposito dell’abbandono in cui siede la Madre nel suo appartamento, che beve, ha il viso gonfio per l’alcool, un occhio nero, la gola secca e un topolino tra i seni: è la “persona” a cui vuole più bene. Sempre da Kinoteatr.doc, come Moscow, Boys è un documentario che si nutre tanto di realismo estremo quanto di poesia, e che lascia sull’orlo di una sensazione curiosa, di una specie di sospensione, una scheggia toccante come lo specchio delle fiabe, che,  spaccato, produce briciole che per quanto invisibili, si conficcano in qualche zona del cuore.

 

 

ON THE THIRD PLANET FROM THE SUN di Pavel Medvedev (Russia, 2007, 31’)

On the third planet from the sun

"Dopo un massacro tutto dovrebbe tacere, e infatti tutto tace, sempre, tranne gli uccelli. E gli uccelli cosa dicono? Tutto quello che c'è da dire su un massacro, cose come "puu-tii-uiit"?" Kurt Vonnegut

Una processione di esseri umani – contadini dai visi segnati in pellegrinaggio, mangiati vivi dagli insetti messaggeri di tremende conseguenze, la sperimentazione atomica che non viene cancellata, uomini che recuperano rottami dalle acque – avanza calpestando carcasse, incontrando spaventapasseri, cani selvatici, sopravvissuti che sembrano non solo superstiti, ma quasi note stonate – come se gli esseri umani non trovassero forma in mezzo a un paesaggio dolorosamente silenzioso, terremotato da suoni e immagini di un pianeta disabitato dopo un’esplosione, squarciato malgrado tutto da una bellezza luminosa e malsana, che si tratti del vento che muove un uccello impiccato o una ragnatela perfetta, che si produca nel silenzio o nel fragore di un treno.

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #7