TORINO 29 – "Il sorriso del capo", di Marco Bechis (Festa mobile)


Il sorriso del capo, 
il documentario firmato da Marco Bechis,  non è il solito documentario storico. Ma è l'intima indagine, attraverso il materiale dell'Istituto Luce, sul rapporto tra Benito Mussolini e il suo gregge. Sorride e quita la folla oceanica sotto di lui. La eccita, la scatena e di nuovo la placa con docile paternalismo. Per poi scatenarla di nuovo con i motti: credere, obbedire, combattere. E' il Duce osservato e scrutato nel suo rapporto unico, intriso  di amore pazzo ed orgiastico, con gli italiani.

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Sorride e quita la folla oceanica sotto di lui. La eccita, la scatena e di nuovo la placa con docile paternalismo. Per poi scatenarla di nuovo con i motti: credere, obbedire, combattere. E' il Duce osservato e scrutato nel suo rapporto unico intriso  di amore pazzo ed orgiastico con gli italiani. Un condottiero per i milioni di italiani che in quel ventennio nero l'hanno seguito ovunque. Dalle piazze, all'Agro Pontino, partecipando alle mirabolanti coreografie per le  inaugurazioni faraoniche degli stabilimenti Fiat. O alla alle adunate di Torino e Roma. Il sorriso del capo il documentario firmato da Marco Bechis (Garage Olimpo, Figli) non è il solito saggio storico sul Duce. Ma è l'intima indagine, attraverso materiale formidabile (audiovideo in bianco e nero) dell'Istituto Luce, sul rapporto tra Benito Mussolini e il suo gregge. Gente innamorata e adorante, ma 'profondamente immatura' sottolinea la voce narrante il cui volto sarà svelato solo alla fine del documentario. Testimone di quel sorriso così ipnotico e di quegli anni di gaiezza e coraggio. Dove il Duce pensava a tutto, non c'era da preoccuparsi di nulla. Eccolo raccogliere un pò di terra appena arata e odorarla. Scendere dall'aereo atterrato nell'Impero. O raccogliere l'oro dalle mani di vecchie donne o giovani entusiasti. Padrone dell'informazione (Il giornale del Popolo) e  della comunicazione in quegli anni di propaganda battente e sarcastica capace di preparare per bene il terreno per la 'decisone irrevocabile' della seconda guerra mondiale, Mussolini plasmò ogni passaggio della libertà del popolo italiano. La dialettica politica, come si ascolta in un suo discorso, è sotto di lui solo quella di credere e obbedire. Il sorriso del capo rimanda inevitabilmente ad un'epoca più vicina ai nostri giorni. A quell'imprenditore che decise vent'anni fa di scendere per salvare la libertà del  popolo dalla sinistra bolscevica del Partito post comunista. Nel documentario di Bechis non ci sono riferimenti espliciti a questo rimando, non era necessario e sarebbe stato un grosso 'errore'. L'ipnotica seduzione del dittatore, osannato dalla plede sognatrice e incosapevole, è la stessa di Napoleone, Hitler, Stalin o di Peròn. Eredità dell'umanità arrivata fino a quella dell'imprenditore milanese della tv rivata più volte premier. Sono uomini che sanno come parlare al loro pubblico. Adorante e sognatore. Almeno fino a quando i colpi della storia (o della crisi?) lo scutono fino a farlo risvegliare.

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