TORINO 29 – "L'illusion comique", di Mathieu Amalric ( Festa mobile)


Il palcoscenico di Amalric è una giostra fantastica. Dove solo chi ama veramente alla follia ciò in cui crede può morire e resuscitare. Perchè  il cinema in fondo è un sogno ad occhi aperti.  E come un camaleontico satrapo l'attore e regista francese reinventa alla sua maniera ogni singola pagina dell'opera di Corneille. Dalla polvere del teatro riemerge una appassionata e surreale tragedia post moderna

"La libertà non esiste al cinema. È un’idea utopica. Il film è una battaglia, tutti lo sanno".   Mathieu Amalric (Cannes 2010, intervista di Leonardo Lardieri) 

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 "Credi solo in ciò che vedi" , Pierre Corneille in 'L'illusion comique'.

 

 

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L'illusion comique è il terzo capitolo di una serie di opere per il piccolo schermo commissionate dalla Comédie Francaise, l'istituzione francese che salvaguardia la grande tradizione del teatro francese, in cui un autore contemporaneo adatta un'opera del repertorio classico della Comédie per il grande pubblico televisivo. In questo lavoro i registi devono rispettare alcune semplici regole. Attenersi al testo originale, anche nei dialoghi, utilizzare i codici del teatro classico nello sviluppo dei personaggi, e produrre gli esterni solo in 12 giorni. Il geniale Amalric si  trova tra le mani l'opera L'illusion comique (datata 1635) del drammaturgo  Pierre Corneille (Cid, La vedova). E come un camaleontico satrapo reinventa alla sua maniera ogni singola pagina del classico. Dalla polvere del teatro emerge una coinvolgente e surreale tragedia post moderna. Amalric abilmente aggiorna i codici del passato catapultando lo spettatore negli ingranaggi di un cinema capace di metabolizzare ogni deriva linguistica e ogni straniamento tra testo e immagini. Il regista si affida alla guida del 'drammaturgo' Alcandre (Hervé Pierre) trasformato oggi in un concierge di un hotel e in investigatore privato. Assunto da Pridamante (Alain Lenglet) per trovare Clindor, l'amato figlio dall'animo ribelle (Corbery Loic). La grotta di Corneille ora è una sala di video sorveglianza nelle viscere dell'albergo. E' qui Alcandre/Amalric decostruisce e ricostruice la sua 'illusione'. Nei monitor avviene il decoupage folle e magico dei fantasmi della commedia, ora diventati pixel digitali, sotto lo sguardo del disperato Pridamante. Vediamo scorrere il 'flashforward' del giovane Clindor, impiegato da Matamore (Denis Podalydes), folle ideatore di un videogioco 'sparatutto'. Perfetto sfondo per i sanguinari racconti di cui si vanta Matamore. Vestita di un candido bianco appare sulla scena la splendida Isabelle (Suliane Brahim), che suo padre Geronte (Jean-Baptiste Malartre) vuole fa sposare con Adraste (Adrien Gamba-Gontard). Ma Isabelle arde di passione solo per Clindor. E come sa bene chi mastica le tragedie non solo inglesi, la gelosia è un'ottima spinta per commettere un omicidio. Sarà l'algida Lyse (Julie Sicard), anche lei innamorata di Clindor, a rivelare ad Adraste dove i due innamorati si trovano. Sul terrazzo dell'albergo avviene lo scontro e a rimetterci è Adraste che cade sotto i colpi di Clindor. Giù il sipario. Il quinto atto, nel racconto di Corneille, è la fine dell'amore tra Lyse e Clindor. Amanti fuggiti via dall'ira di Geronte, ora sono divisi. Lei gelosa  dell' l'indifferenza di lui. E' qui che Pridamante decide di intervenite per fermare il figlio bugiardo e traditore. Armato da Alcandre lo fredderà sulla pista della discoteca. Ma ciò che il delirante padre vede non è la realtà. Clindor è un promettente attore che ha deciso di far aprire gli occhi al padre. E cosa c'è di meglio che mettere in scena una tragedia. Il palcoscenico di Amalric è una giostra fantastica. Dove solo chi ama veramente alla follia ciò in cui crede può morire e resuscitare. Perchè il cinema in fondo è un sogno ad occhi aperti.  

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